Scalata scudetto, la Roma ci crede

La rincorsa continua, adesso l’Inter è a meno cinque. La Roma vince col minimo scarto battendo il Catania (1-0) con un gol di Mirko Vucinic, montenegrino che ha abbandonato da tempo il periodo opaco, quello in cui riusciva a sbagliare pure l’inimmaginabile. Vince però a fatica, al cospetto d’un avversario che ha venduto cara la pelle e che vagheggiava il colpaccio al l’Olimpico esattamente come gli era riuscito contro la Lazio due settimane fa. In campo con il fischiatissimo Doni al posto dell’acciaccato Julio Sergio e con Burdisso a far le veci di Mexes, che s’è ritrovato la casa svaligiata. Il francese ha passato una notte da incubo: due ladri si sono introdotti nella sua casa di Casal Palocco, dove c’erano la moglie e i figli, e hanno portato via refurtiva per il valore di 10 mila euro. Ranieri ha preferito risparmiare il francese. La Roma s’è disposta tatticamente in maniera diversa rispetto alle ultime uscite: fuori Perrotta, sostituito da Brighi, e Julio Baptista, così da regalare 90 minuti a Menez. Ma, alchimie tattiche a parte, per agguantare la settima vittoria di fila in campionato (e il quindicesimo risultato utile consecutivo) a Ranieri è bastato il tap-in vincente del balcanico, intervenuto come un rapace nell’area piccola mentre ci si aspettava il consueto mischione in area. Poi, dopo aver quasi infilato la porta etnea per la seconda volta (con De Rossi), la squadra giallorossa ha pensato bene di ottimizzare gli sforzi, forse in vista del ritorno d’Europa League col Panathinaikos. E allora la sfida s’è giocata con due squadre lunghe, pronte a scavalcare con lanci lunghi le rispettive mediane ma senza la capacità di affondare i colpi. Ecco, forse gli unici colpi affondati sono stati quelli sui garretti degli avversari, quasi a dispetto dei pochi cartellini gialli distribuiti dal signor Bergonzi a Mascara, Faty, Perrotta e Maxi Lopez. La ripresa è stata monotona, l’unico sprazzo è stato di Taddei, che ha tirato alto a due passi dalla porta difesa da Andujar. «Stiamo facendo un gran lavoro» ha spiegato Ranieri al termine del match, utilizzando poi una metafora ippica: «Siamo ancora nel pieno del curvone, continuiamo a tenere bene e poi vedremo sul rettilineo cosa succederà. È galoppo o trotto? Quellochevolete, basta che arriviamo primi. Io non sono De Coubertin». Poi il testaccino s’è soffermato sul caso-Doni: «Gli abbiamo dato colpe non sue, sui due gol non era solo colpa sua. Abbiamo preso gol su palla inattiva e non eravamo concentrati. Un plauso alla squadra che venerdì era ancora ad Atene e nessuno ne ha risentito ». Per Ranieri, 50 punti in 23 partite, se non è record poco ci manca. Il migliore in campo, Juan, ha invece spiegato il segreto del successo: «La nostra forza è il gruppo. Non ci siamo mai fermati a pensare agli infortuni, quelli che entrano danno il massimo e lavorano bene durante la settimana».