La produzione degli elettrodomestici migra ad est

Lavatrici, frigoriferi e lavastoviglie “made in Italy” migrano verso est. La crisi colpisce pesantemente l’industria dell’elettrodomestico, la seconda manifattura nazionale più importante in Italia dopo quella dell’auto. Una situazione tanto più grave se si considera che queste produzioni sono state attivamente sostenute dai decreti sugli eco-incentivi per la rottamazione. Da None a Radomsko, è un viaggio di sola andata quello dei macchinari della produzione di lavastoviglie da incasso della Indesit. La storica azienda italiana, nata nel 1953 a Torino, sostiene che lo stabilimento piemontese, in cui lavorano 400 addetti, sia in perdita. Eppure la Indesit non sta messa così male, spiega Alessandro Pagano della Fiom: “Nel 2011 il fatturato del gruppo, che nel mondo conta 14 stabilimenti, è stato di 2,8 miliardi, di 1,1 per quanto riguarda i sei stabilimenti presenti in Italia”. Con la riorganizzazione decisa nel 2009, che prevedeva cassa integrazione per 3 anni e 200 esuberi, la riduzione del personale è proceduta a spron battuto nonostante l’azienda abbia beneficiato di incentivi e finanziamenti agevolati stanziati dalla Regione Piemonte per le attività di ricerca e sviluppo. Dopo l’intesa raggiunta al tavole del ministero dello Sviluppo economico, la cessazione di attività prevista a partire dal 12 luglio sembra esser stata per ora scongiurata e la produzione continuerà fino a che non si sia trovata soluzione adeguata. Ma a crederci sono in pochi. Stesso futuro per la produzione delle lavastoviglie Candy: verrà trasferita dallo stabilimento di Santa Maria Hoè, in provincia di Lecco, in Cina, dove potrà risparmiare, secondo i lavoratori, la bellezza di 19 euro a pezzo. -ilSalvagente-