Auf wiedersehen

Auf wiedersehen. Un SuperBalo e una magica Italia mandano al tappeto ancora una volta i tedeschi (e gli Europei di traverso a “Fraunein” Merkel). Lo spread finale segna 2-1. Prandelli: « Spagna? Noi ci siamo» Un Paese pazzo di gioia. E adesso potrà anche decidere di andarsene, se vorrà, alla fine di questi Europei. Cesare Prandelli nella storia della nazionale italiana c’è già entrato: ha cambiato una mentalità, ha portato un gruppo con pochi valori assoluti dallo scetticismo alla finale, ha riempito le piazze come nel 1982 e nel 2006. Non avrà il carisma di Bearzot o la determinazione di Lippi, ma questo 57enne bresciano che nella sua vita ha saputo soffrire e risorgere sta entrando nel cuore di tanti tifosi. Nel pomeriggio li aveva fatti tremare, dicendo «ho un contratto fino al 2014, ma a me piace lavorare quotidianamente sul campo. Lasciamo finire questi Europei e poi valuteremo». Poi gli ha regalato una notte indimenticabile.Ma nemmenoalla fine di una partita che resterà nella leggenda si lascia andare a dichiarazioni scomposte, o a toni trionfalistici. Si rammarica per non averla chiusa prima («negli ultimi 15’ eravamo stanchi e abbiamo sbagliato per troppe volte il 3-0»), fa i complimenti a Balotelli ricordando che «la sua carriera è appena iniziata», ammette che la Spagna è favorita ma al tempo stesso mette le cose in chiaro: «Noi ci siamo, quando si parla di Italia bisogna stare tutti molto attenti». A regalare dichiarazioni altisonanti ci pensa il presidente del Coni Gianni Petrucci, che quando risponde alla fatidica domanda sui significati extrasportivi di questo trionfo non evita di segnare il rigore a porta vuota: «Lo spread – dice – stavolta lo abbiamo dettato noi». E ci sta. “Lazzaro” Chiellini invece è più delicato, il suo primo pensiero è per i terremotati dell’Emilia Romagna: «Noi quel giorno a Parma abbiamo vissuto delle emozioni incredibili», ricorda, prima di proiettarsi con l’immaginazione alla finalissima: «Stiamo vivendo un sogno, e con noi milioni di italiani. Vogliamo continuare a sognare ». Balzaretti invece va al sodo: «Certo che è un sogno – taglia corto -, ma le finali bisogna vincerle. Il rigore? Non ho capito cosa ha fischiato, ma ormai non importa». A suggellare la gioia collettiva non poteva mancare quello che ormai è diventato un rito, vale a dire la telefonata del presidente Napolitano: «Questa è un’impresa senza aggettivi – ha detto il capo dello Stato – non ci sono parole per dirvi quanto siete stati grandi». Domenica a Kiev, probabilmente, ci sarà anche lui. -Dnews/F. Malerba-