Gli ascolti premiano il Sanremo della Clerici

L’anno scorso Paolo Bonolis aveva resuscitato un Festival di Sanremo in piena crisi d’identità. L’esordio di Antonella “Antonulla” Clerici alla guida della 60ª edizione – comunque una conduttrice inadeguata e goffa – ha confermato che la kermesse non è più malata e, addirittura, sembra si stia ringiovanendo. Sfiorando gli 11 milioni (10.717.00) con il 45,29% di share, la Clerici ha persino superato in termini di spettatori Bonolis (10.114.000) che con Luca Laurenti ha aperto la prima serata, ma non in share (47.93% per la prima serata del 2009). Il bacino di spettatori davanti alla tv, l’anno scorso era però all’esordio più ampio: 30.468.000 contro i 29.326.000 di martedì. Va anche sottolineato che la concorrenza di Mediaset era zero. Comunque, il dato che colpisce di più è quello che riguarda i giovani: tenendo conto che l’età media degli spettatori del prime time di Raiuno nell’ultimo periodo è del 58,3, per la prima serata del Festival è stato del 51,9, vale a dire di circa sei anni e mezzo in meno. «È una partenza – dice il direttore di Raiuno, Mauro Mazza – molto incoraggiante. Ma, la novità di quest’anno è che dentro gli ascolti c’è la lettura di un dato che alza l’età media di chi guarda Sanremo. A questo si aggiunge il risultato della giuria che ha eliminato le tre canzoni più melodiche e gli interpreti più tradizionali che in altri Sanremo avrebbero ambito alla vittoria finale», in riferimento all’eliminazione del trio Pupo- Emanuele Filiberto-Canonici, Nino D’Angelo e Toto Cutugno, che potrebbero essere ripescati nella serata di oggi. Nella fascia d’età 18-24 anni c’è stato un +2,10% di telespettatori e, nella fascia 11-17 anni un aumento del 4%. Lievissima crescita infine nella fascia 35-44 con un +0,38%. «L’anno scorso – sottolinea Mazza – la vittoria di Marco Carta fu un evento. Dietro c’era un mondo di giovani che attraverso i blog e il mondo della rete, dei talent show sceglie i talenti su cui scommettere come generazione». Il direttore di Raiuno sostiene poi che «non deve continuare ad esserci contrapposizione fra il Festival di Sanremo e i talent». Il rischio spiega poi è che «il televoto finisca per favorire questo tipo di cantanti (che vengono dai talent) rispetto agli altri».