Un Natale a Km zero

Se persino Antonello Colonna, chef stimato e amato pure da Woody Allen, ha deciso di fare un menù natalizio a prezzo low cost, vuol dire proprio che le cose in Italia stanno andando male. Che fosse un Natale all’insegna dell’austerity, ce ne eravamo accorti tutti. Ieri è arrivata l’ufficialità da Confesercenti, che ha diffuso i dati sulla spesa degli italiani per la cena della vigilia e per il pranzo di Natale, piuttosto “magri”. Per risparmiare all’osso, gli italiani punteranno sui prodotti a chilometro zero e al calore domestico: nove su dieci infatti festeggeranno a casa propria o in quella di amici e parenti. La spesa per il pranzo e la cena di Natale si ridurrà drasticamente: sarà di appena (si fa per dire) 2,3 miliardi di euro, una flessione del 19% rispetto al 2010 che, in valore assoluto, equivale a una riduzione dei consumi pari a 542 milioni di euro. Non solo. Quasi tre italiani su quattro (73%) consumeranno prodotti made in Italy o fuori stagione. Stop dunque a champagne, caviale, ostriche, salmone e ciliegie e il risparmio per cenone e pranzo è garantito. Tra i prodotti più gettonati, ricorda invece la Coldiretti, immancabili sono lo spumante e i dolci tipici del Natale con la tendenza a riscoprire quelli artigianali della tradizione regionale. Nonostante la crisi, infatti, gli italiani non rinunceranno a brindare: secondo la Confederazione italiana agricoltori, si stapperanno 165 milioni di bottiglie, il 90% di produzione nazionale, per una spesa complessiva di circa 772 milioni per le bollicine e di quasi 400 milioni per i vini. I generi alimentari “sfrattati” dalla tavola riappariranno sotto l’albero. Cibi e vini saranno acquistati infatti come regali, battendo per la prima volta l’abbigliamento che, invece, quest’anno sarà il desiderio di un italiano su due (specie i più giovani), alla stregua di libri o giocattoli, scelti entrambi da chi ha figli piccoli e che abbina i due tipi di dono. Infine, più di un giovane su tre (36%) sotto l’albero vorrebbe trovare un lavoro e c’è persino un 7% che non vedrebbe male l’uscita dall’euro. -Dnews/Pentimella Testa