Crisi, nel 2011 addio a 5000 imprese

L’anno che ci apprestiamo a salutare è stato molto difficile per l’economia e per la politica romana. La sensibile contrazione dei consumi e il peso della crisi, con tutte le conseguenze che ne sono derivate in termini di restrizione del credito e di rallentamento complessivo del mercato, hanno confermato le difficoltà di molte aziende di Roma e del Lazio, tanto che circa 5.000 imprese hanno dovuto chiudere i battenti nel 2011. I dati sono quelli del presidente della Confcommercio Giuseppe Roscioli. «A Roma – spiega Roscioli – il terziario di mercato, che contribuisce per il 65% al pil complessivo della città, ha dimostrato di saper reagire ai mutamenti di scenario e all’andamento congiunturale. Ma oggi sono necessari ulteriori provvedimenti per garantire la sua sopravvivenza. La manovra appena varata dal governo Monti contiene delle misure senz’altro necessarie in un momento come questo, ma allo steso tempo molto rigide per le famiglie e i lavoratori, L’anno che ci apprestiamo a salutare è stato molto difficile per l’economia e per la politica romana. La sensibile contrazione dei consumi e il peso della crisi, con tutte le conseguenze che ne sono derivate in termini di restrizione del credito e di rallentamento complessivo del mercato, hanno confermato le difficoltà di molte aziende di Roma e del Lazio, tanto che circa 5.000 imprese hanno dovuto chiudere i battenti nel 2011. I dati sono quelli del presidente della Confcommercio Giuseppe Roscioli. «A Roma – spiega Roscioli – il terziario di mercato, che contribuisce per il 65% al pil complessivo della città, ha dimostrato di saper reagire ai mutamenti di scenario e all’andamento congiunturale. Ma oggi sono necessari ulteriori provvedimenti per garantire la sua sopravvivenza. La manovra appena varata dal governo Monti contiene delle misure senz’altro necessarie in un momento come questo, ma allo steso tempo molto rigide per le famiglie e i lavoratori, perchè vanno ad incidere sulle pensioni, sui beni immobili e sul mercato del lavoro». Il numero uno della Confcommercio di Roma parla di una «dura prova anche per le imprese che subiranno gli effetti negativi di un eccessivo aumento dell’Iva, che si tradurrà inevitabilmente in un’ulteriore stretta ai consumi, già scesi nell’ultimo anno di circa l’8% e dai quali ci aspettiamo un altro calo dello 0,5% nel 2012. Ma anche di una liberalizzazione che rischia di trasformarsi in una vera e propria deregulation». La soluzione? «Intensificare il contrasto all’abusivismo commerciale, e va accelerata l’attuazione di Roma Capitale, che sarà tanto più efficace quanto più in grado di risolvere le criticità ataviche di Roma. -Dnews/Daniele Corelli-