La Libia si blinda, italiani bloccati

La Svizzera estromette 188 cittadini libici, tra cui lui, il colonnello Muhammar Gheddafi, e per tutta risposta Tripoli butta fuori dal suo deserto i cittadini europei. E tra l’Ue e lo stato nord-africano scoppia un braccio di ferro che riporta indietro le lancette dell’orologio a 40 anni fa. Era il 7 ottobre 1970 quando la Libia rimpatriò 20 mila italiani, insediatisi nel paese durante il periodo coloniale. Poi fece di più: il 7 ottobre venne proclamata festa nazionale, in ricordo della cacciata degli invasori: il “Giorno della vendetta”. Nel 2004 la svolta: dopo un incontro con il premier Berlusconi, la ricorrenza fu ribattezzata il “Giorno dell’amicizia”. Ora l’amicizia sembra finita. Senza alcuna motivazione ufficiale Tripoli fa sapere che non solo non saranno più rilasciati visti a cittadini dei Paesi dell’area Schengen, ma non saranno ammessi sul territorio libico anche coloro che arrivano con un visto Schengen. Gheddafi mette nel mirino l’Europa per colpire la Svizzera. Il provvedimento è una «ritorsione» alla misura presa pochi giorni fa dal governo di Berna nei confronti del capo di stato e di altri 187 libici, banditi dalla federazione elvetica. L’ultimo atto di una guerra di nervi iniziata nel 2008, quando il figlio di Gheddafi, Hannibal, e sua moglie, furono fermati a Ginevra per maltrattamenti su due domestici. Così le feste a Roma con centinaia di ragazze cui spiegare il Corano sono solo un ricordo: Gheddafi, amico dell’Italia e del suo premier, rispedisce a casa 6 italiani con biglietto di sola andata (7 ieri sera erano bloccati in aeroporto). L’Ue parla di atto «unilaterale e sproporzionato», mentre il ministro degli Esteri Frattini punta il dito contro Berna: la decisione «prende in ostaggio i Paesi dell’area Schengen». La Farnesina per ora sconsiglia i viaggi nell’ex colonia, ma chiederà anche che lo sgarbo libico sia discusso alla riunione dei ministri degli Esteri Ue il 22 febbraio.