Aquila, corteo dei terremotati : Io non ridevo

G8 e appalti. La rabbia dopo la diffusione delle intercettazioni dell’inchiesta fiorentina. I cittadini forzano la zona rossa. Dopo lo sdegno, all’Aquila arriva la protesta. Dopo aver appreso delle risatine e delle battute ciniche degli imprenditori coinvolti nell’inchiesta sulle tangenti sugli appalti per il G8, gli aquilani si sono ritrovati ieri in piazza con cartelli con scritto “6 aprile, 3.32, io non ridevo” e “riprendiamoci la nostra città”. Un gruppo di trecento aquilani ha anche forzato il blocco dell’esercito nella zona rossa. La polizia prima ha cercato di contenere i manifestanti, poi li ha assecondati limitandosi a un controllo del corteo che ha marciato verso piazza Palazzo, sotto la sede del Comune. I cittadini sono saliti sulle montagne di macerie che ancora ingombrano la piazza e hanno ribadito che dopo 10 mesi non si è mosso nulla per ricostruire la città. Ogni cittadino ha poi portato via dalla piazza una pietra. Un modo simbolico per dire: «La città dalle macerie la liberiamo noi». All’Aquila infatti ci sono ancora 4 milioni di tonnellate di macerie. Partita la Protezione civile, e sfumato il sogno di far intervenire l’esercito per allestire gli altri siti per il trattamento dei tanti detriti accumulati dalla notte del terremoto, ora la grana è passata interamente nelle mani del commissario Chiodi, che non ha ancora trovato una soluzione. Intanto, a proposito della ricostruzione, il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente ha assicurato che «i soldi ci sono. Abbiamo attualmente a disposizione due miliardi di euro. Il problema è che la situazione è ferma».