Libia, la Lega: «Voto in Parlamento»

Quando sembrava che la frattura fosse già ricomposta, ecco il nuovo affondo della Lega. Il via libera alle bombe italiane in Libia continua a non essere ben visto dal Carroccio. E a conclusione di una giornata tra fibrillazioni e tentativi di ricucitura, è stato Roberto Maroni ha riportare l’argomento sul terreno della sfida pura a Berlusconi. «Il premier sulla Libia ha sbagliato -ha tuonato il ministro dell’Interno – doveva consultarci, siamo rimasti sorpresi». Maroni ha anche parlato apertamente di un passaggio parlamentare: «L’opposizione lo vuole, noi non siamo contrari». Insomma, tensioni che non accennano a diminuire nell’esecutivo. E sì che il presidentedei deputati delCarroccio, Marco Reguzzoni, ce l’aveva messa tutta per gettare acqua sul fuoco dopo che già le durissime parole di Bossi (e la sua telefonata al Quirinale) avevano convinto Berlusconi a rinviare alla prossima settimana il consiglio dei ministri previsto per domani. La via d’uscita, Reguzzoni, l’aveva trovata nelle parole pronunciate dal capo dello Stato martedì: «Siamo sulla linea di Napolitano, tutto avviene nell’ambito della direttiva Onu». Una manovra bollata dall’opposizione come una decisa marcia indietro. Tanto che il Pd aveva pensato di rinunciare alla mozione da discutere in Aula. Poi le parole di Maroni hanno rimesso tutto in discussione. Compresa la tenuta dell’esecutivo. Anche se su questo lo stesso ministro dell’interno ha escluso colpi di scena: «Il governo rischia se non fa fa quel che deve fare». Alle commissioni Esteri e Difesa ieri hanno riferito i ministri Frattini e La Russa. Saranno 8 i velivoli italiani autorizzati a bombardare con la Nato.