Gheddafi, bunker e misteri

Si intensificano i raid della “coalizione dei volenterosi”. Ieri è entrata nuovamente in azione la contraerea britannica: una ventina di missili Tomahawk sono stati sparati da unità navali e sottomarine contro obiettivi libici. Un attacco massiccio nella speranza di fermare le violenze dei lealisti che ieri mattina hanno cercato di riprendersi Misurata, facendo decine di morti. Nei raid il comandante di uno dei principali battaglioni fedeli al regime di Gheddafi è rimasto ucciso. Mentre un aereo da guerra diretto a Bengasi è stato attaccato in volo da caccia occidentali e abbattuto. Del Colonnello invece non si hanno notizie. Forse è nascosto nella sua tana, «come un ratto», ha detto il numero due della missione libica all’Onu. O forse si trova nel deserto, protetto dalla vastità del Sahara. Nessuno lo sa con certezza. Per le forze speciali britanniche Gheddafi sarebbe a Sabha, in un bunker sotterraneo segreto, protetto dal suo plotone di 40 vergini in tacchi alti e rossetto, addestrate ai combattimenti corpo a corpo. Ipotesi che però non trova molti sostenitori sul fronte americano della coalizione. Per gli oppositori al regime, il rais invece si starebbe preparando a una fuga in Algeria, assieme alla sua famiglia. A insospettire è stato un viaggio, fatto di recente, di uno dei figli del Colonnello. Certo è che il rais deve ora proteggere la famiglia. Ieri una fonte diplomatica libica ha confermato la notizia della morte del secondogenito Khamis Gheddafi. Per farlo userà ogni mezzo. La comunità internazionale ha chiuso i rubinetti dei finanziamenti al lui e al suo regime, ma non ha considerato le ingenti riserve auree detenute nei caveau della Banca centrale libica: 150 tonnellate di oro, per un valore a prezzi correnti di circa 6,5 miliardi di dollari. Quanto basta per retribuire milizie di mercenari per alcuni mesi, se non anni. E per permettergli di fuggire all’estero con la famiglia.