Egitto, intesa con l’opposizione

Via libera al comitato per le riforme costituzionali in Egitto. È questo l’accordo raggiunto ieri in un vertice al Cairo tra il vicepresidente Omar Suleiman e le opposizioni: entro marzo sarà costituito. I Fratelli Musulmani, tuttavia, hanno già giudicato «insufficienti» le riforme proposte dal regime del presidente Mubarak per uscire della crisi politica: «Se vediamo in futuro che il dialogo non è serio certamente inviteremo il popolo a una nuova rivolta» hanno fatto sapere. Il dialogo avviato dal regime con le opposizioni è stato giudicato «opaco» anche dall’ex direttore dell’Aiea Mohammed el Baradei, rientrato in Egitto per sostenere la protesta ma non invitato all’incontro col governo. Il vice del rais, Suleiman, ha rifiutato un appello dell’opposizione ad assumere i poteri del presidentenonostante lo stesso segretario di Stato americano Hillary Clinton lo abbia indicato come colui che «deve guidare la transizione». E se il “movimento 6 aprile” continua a chiedere la dimissioni immediate di Mubarak, dalla comunità internazionale giungono inviti alla cautela. Il ministro degli esteri Frattini ha ribadito che in Egitto «prima serve la riforma elettorale, poi una nuova costituzione, poi andare alle urne» a settembre. Così «la transizione sarebbe rapida ma non sarebbe il caos», come invece accadrebbe se il presidente Mubarak andasse «via domani», come qualcuno auspica. Ieri anche il Papa si è espresso sulla crisi egiziana: «Chiedo a Dio – ha detto – che quella Terra ritrovi la tranquillità e la pacifica convivenza ».