Moglie tradita condannata in Cassazione

Recita pudicamente il dizionario etimologico italiano che la parola «cesso » indica «Quel luogo appartato della casa dove si suol deporre le superfluità del ventre». Nulla di volgare, quindi. Ma se il sostantivo diventa un epiteto per descrivere il look dell’amante del proprio marito allora sono guai. Parola di Cassazione. «Sei un cesso, ma ti sei vista? Io sono la moglie di Flavio e questo cesso è l’amante…», era sbottata Fiorenza V. di Catanzaro, accecata dalla rabbia, in pieno centro cittadino, a pochi metri dal Tribunale, contro l’aman – te del consorte che di professione fa l’avvocato. E l’avvocatessa non ha perso tempo a denunciare la rivale in amore prendendosi per due volte la rivincita: prima il Giudice di pace e poi il Tribunale di Catanzarohannocondannato la moglie furiosa a pagare 800 euro di multa per il reato di ingiuria. La questione, infine, è approdata sul tavolo degli ermellini che hanno confermato la decisione, con la sentenza 3360, rilevando come «giustamente i giudici di merito hanno ritenuto che la condotta ascrivibile all’imputata integra la fattispecie delineata dall’art. 594 c.p. in quanto le parole profferite sono sicuramente tali da offendere l’aspetto fisico ed esteriore e sono idonee a ledere la sfera personale e privata di una donna, la cui immagine è stata offuscata anche nell’ambito del proprio ambiente professionale». Piccola consolazione per la moglie tradita: non dovrà risarcire l’amante offesa per ilsuolook in quanto «laproposizione dell’azione civile», spiegano i magistrati, «dopo che questa è stata precedentemente proposta in sede penale, comporta la revoca della costituzione di parte civile e ciò impedisce al giudice penale di mantenere ferme le statuizioni civili». La Suprema Corte però si avventura in un altro distinguo importante che i futuri fedifraghi in vena di vendetta dovrebbero tenere a mente. Si può riassumere così, in sostanza: se dici in privato all’amante di tuo marito che è «un cesso » non è elegante, ma se glielo dici davanti ai suoi colleghi allora diventa un reato. Il contesto in cui «l’affronto» è stato fatto è decisivo e pesa sulla condanna finale. La Cassazione sottolinea, infatti, che il posto scelto per «regolare il conto» era in pieno centro cittadino a duepassi dal tribunale, nel punto che è tradizionalmente il luogo d’incontro tra gli appartenenti all’ordine degli avvocati. Come dire: se l’epiteto fosse stato proferito in altro luogo, al bar o al mercato, non ci sarebbe stato nessun problema e la moglie tradita si sarebbe presa la sua bella rivincita senza sborsare un centesimo. Fiorenza, invece, ora dovrà pagare gli 800 euro di multa. Cornuta e mazziata, è proprio il caso di dire.