Il bavaglio elettorale della Rai

Lo hanno subito ribattezzato “bavaglio elettorale”: è la prima volta, in assoluto, che il Parlamento decide che la Rai debba chiudere i programmi di approfondimento giornalistico sotto elezioni. Dal 28 febbraio non andranno più in onda, per un mese, Ballarò, Annozero, In mezz’ora e tutte le trasmissioni (soprattutto su Raitre) che affrontano i temi sociali e politici del nostro Paese. Un mese di black-out. Non si parlerà di mafia. Di privatizzazione dell’acqua. Di crisi economica. Di aziende che chiudono. Non si parlerà più di nulla. L’unico che forse se la cava è Bruno Vespa, perché il suo Porta a porta ospita indifferentemente ministri o scene del delitto, veline o cantanti: i talk show di spettacolo sono ammessi. Nessuno toccherà le risse pomeridiane. Tutte le volte che si arriva sotto elezioni si leva la protesta dei giornalisti per una legge che, in nome della par condicio, impedisce di fatto di parlare delle cose d’Italia, perché il calcolo dei minutaggi di presenza in video dei parlamentari (onnipresente) diventa ossessiva, la spartizione degli spazi maniacale, e Giovanni Floris, Michele Santoro, Lucia Annunziata e gli altri devono cambiare registro ai programmi. Questa volta, addirittura, la Commissione di vigilanza, su proposta del radicale Marco Beltrandi e coi voti del centrodestra (Udc astenuta, il Pd uscito dall’aula), ha decretato lo ‘Stop’. Berlusconi continua a ritenere che si debba «abolire la par condicio», ma se vogliono continuare a lavorare Floris, Santoro, Annunziata & co. nei loro spazi dovranno ospitare delle tribune elettorali. Sai che divertimento. Queste regole ovviamente valgono solo per la Rai. Sulle trasmissioni delle tv private vigila l’Autorità per le telecomunicazioni: difficile che chiuda trasmissioni. E infatti Floris, l’altra sera, a chiusura di Ballarò, ha chiosato dicendo: «A marzo starò a casa a guardare Canale 5».