Hillary Clinton licenzia Mubarak

Sull’era di Hosni Mubarak tramonta il sole. Le nomine politiche effettuate dal presidente in fretta e furia nei giorni scorsi non hanno convinto l’opinione pubblica e ieri il Cairo è stata teatro di una nuova giornata di tumulti. Sotto lo sguardo dei caccia militari che riempivano il cielo, centinaia di migliaia di persone si sono riversate anche ieri in una piazza Tahrir presidiata dai carri armati dell’esercito. I bilanci parlano di più di 100 morti in 5 giorni (150 secondo Al Jazeera, la cui redazione è stata chiusa dal governo, che ha anche disposto il coprifuoco dalle 15 alle 18). La fine di Mubarak è stata sancita oltre che dalla piazza, dagli Usa, alleato storico, via tv. Mentre da Washington il segretario di stato Clinton spiegava che «Mubarak non ha fatto abbastanza. Ora serve un governo democratico», al Cairo le telecamere di Cnn e Cbs erano a casa di El Baradei. Alla Cnn il leader dell’opposizone ha detto: «Mubarak deve lasciare. Il presidente Obama può chiedere le sue dimissioni. Io sono pronto ad assumere la presidenza di un governo di transizione». Subito dopo l’intervista in collegamento con Washington, l’ex capo dell’Agenzia atomica internazionale è andato in piazza Tahrir per unirsi al popolo in tumulto. E anche Obama ha fatto sentire la propria voce: serve una «transizione ordinata, va ascoltato il popolo». Difficile ipotizzare nuovi equilibri nella regione. Tramontato l’amico Mubarak, ora Israele è impegnato sul piano diplomatico ad evitare di finire accerchiato. Il timore di Tel Aviv: se i Fratelli Musulmani finissero per prendere il potere al Cairo, Israele si ritroverebbe con un nemico in più. -Leggo-