Busco, notte insonne a piangere. La famiglia Cesaroni: «C’è sollievo»

Raniero Busco si è chiuso nel silenzio e nel dolore. L’uomo condannato in primo grado a 24 anni per l’omicidio di Simonetta Cesaroni è ancora incredulo per una sentenza che, a caldo, ha definito ingiusta. L’ex fidanzato di Simonetta, che venne trovata morta il 7 agosto del 1990 nell’ufficio in cui lavorava, si ritiene la seconda vittima del caso di via Poma e non ha mai smesso di proclamare la sua innocenza. Busco ieri è rimasto a casa in compagnia della moglie, dei due figli di nove anni e del fratello Paolo, l’uomo che nel giorno del verdetto aveva cercato di difenderlo dalla ressa di cronisti e fotografi. Ha sentito il suo avvocato, Paolo Loria, dopo una notte insonne. Insieme aspetteranno la pubblicazione delle motivazioni della sentenza, in arrivo nei prossimi 90 giorni, e studieranno il ricorso in appello. Sentimenti opposti invece in casa Cesaroni dove la madre e la sorella di Simonetta si sono dette «sollevate » per un verdetto atteso vent’anni. Sanno che ci saranno altri gradi di giudizio, ma che la verità si sta avvicinando. «È stato un risveglio strano, con un leggero sollievo», hanno detto attraverso uno dei legali, l’avvocato Federica Mondani. Poi, in serata, hanno scritto una nota: “Siamo soddisfatte – scrivono Anna Di Giambattista e Paola Cesaroni – in quanto la sentenza emessa dalla corte d’Assise testimonia come mai si debba smettere di avere fiducia nelle procure, nel lavoro degli inquirenti, nei giudici e nelle istituzioni”.