Muore di freddo a 20 giorni

Devid era nato prematuro, e non ha resistito nemmeno una settimana alla dura vita della strada. Aveva appena venti giorni. Lo hanno raccolto in piazza Maggiore, nel pieno centro di Bologna, il 4 gennaio. I genitori si sono accorti che stentava a respirare, hanno subito chiamato i soccorsi ma è morto in ospedale per insufficienza respiratoria. Questa storia «tristissima», come la definisce il Commissario Anna Maria Cancellieri, ha lasciato sotto shock Bologna, la ricca capitale del welfare migliore d’Italia. Politici, volontari, la Chiesa, tutti si domandano come sia potuto accadere. La Caritas punta il dito: «E’ il segno di una carenza dei servizi sociali e di lacune non piccole». E il Comune si giustifica: «La mamma ha sempre rifiutato ogni nostro aiuto. Se si poteva fare di più – sostiene la Cancellieri – lo dirà la Magistratura», che ha già aperto un fascicolo sulla vicenda. Devid era in strada con i genitori, una bolognese di 37 anni e un toscano di 28, e i due fratelli, il gemellino Kevin e una bimba di un anno e mezzo, dal 29 dicembre, quando è stato dimesso dall’ospedale. I servizi sociali conoscevano bene la madre a cui già in passato avevano tolto due dei cinque figli avuti con tre uomini diversi. «Incapacità genitoriale», la sentenza. Stavolta forse per paura che le togliessero i bimbi aveva nascosto agli assistenti sociali la gravidanza. Aveva solo chiesto una casa e un lavoro per il compagno, ma niente. Anche quando ha partorito, e in ospedale si erano accorti che qualcosa non andava e hanno segnalato la cosa in Comune, nulla è cambiato. Gli assistenti sociali si sono fatti vivi solo il 4 gennaio, quando Devid era già morto. Il gemello e la sorellina ieri sono stati ricoverati in un centro di accoglienza.