Vendo un rene per papà

Sla. La disperazione di un ventenne di Vercelli: il padre è malato da 6 anni. «Siamo soli». Aperta un’inchiesta. A 20 anni si è già lasciato alle spalle tutto ciò che aveva in comune con i suoi coetanei. Da quando nel 2004 alla sua porta, a Vercelli, è venuta a bussare una malattia semisconosciuta ed è entrata nel corpo del padre Domenico. La malattia è la Sla, la sclerosi laterale amiotrofica. Ed ora Andrea Pancallo, che invece è sanissimo, vende un rene. «Ho deciso di farlo perché io e mia madre ci sentiamo abbandonati dallo Stato e non abbiamo le possibilità economiche per permetterci una badante che aiuti mio padre e allievi le nostre sofferenze». Aveva 44 anni Domenico, barista, quando è stato colpito dalla Sla, una malattia degenerativa del sistema nervoso che colpisce sei individui su centomila. Oggi è completamente immobile, non comunica più neanche con gli occhi, respira e si nutre per via artificiale. Andrea, improvvisamente capofamiglia, lavorava e studiava di giorno, assisteva il padre di notte. Ha dovuto lasciare gli studi. Non ha aiuto dalle istituzioni: «Offrono un’ora al mattino per le pulizie della persona e tre sedute settimanali di fisioterapia, ottenute dopo feroci lotte con la Asl». «I miei sforzi non bastano più, mia madre Maria si sta lasciando andare. Ci servono soldi e aiuto, vendo un rene». La chiamano la malattia dei calciatori, la Sla: tra gli sportivi ha un’incidenza di 24 volte superiore al dato riscontrabile nella popolazione. «Per me invece è semplicemente la malattia dell’operaio» dice Andrea. Il suo caso è già rimbalzato a Montecitorio. La commissione parlamentare d’inchiesta sul servizio sanitario nazionale presieduta da Ignazio Marino ha deciso di aprire un’indagine sulle forme di assistenza per le gravi disabilità. (Giammarco Oberto, Leggo.it)