Yara, il marocchino verso la scarcerazione

Nessuna svolta, per ora, nel caso di Yara Gambirasio, la 13enne di Brembate scomparsa il 26 novembre. Le ipotesi di colpevolezza di Mohammed Fikri, il 22enne marocchino fermato sabato su un traghetto diretto a Tangeri e sospettato dell’omicidio di Yara, si indeboliscono di ora in ora. Il pm Letizia Ruggeri, dopo due ore di interrogatorio nell’udienza di convalida del fermo, non ha chiesto la custodia cautelare in carcere per il giovane: non ci sarebbero gravi indizi di colpevolezza. L’accusa si sarebbe ricreduta dopo aver ascoltato il suo racconto. Il marocchino ha detto di avere acquistato il biglietto per Tangeri già da tempo. «Era una vacanza programmata. Andavo dai miei genitori ». Un cugino ha confermato il racconto e il datore di lavoro dell’immigrato ha detto di aver concesso le ferie già dal 27 novembre (giorno dopo la scomparsa di Yara). Anche la frase su Allah pronunciata al telefono dal marocchino – e intercettata dagli inquirenti – alla fine non era altro che una sorta di imprecazione, e non aveva alcuna attinenza con l’omicidio di Yara. A confermarlo la nuova traduzione. Quindi quelli che solo sabato sera sembravano gravi indizi di colpevolezza, oggi non bastano, secondo la stessa accusa, a giustificare la detenzione in carcere. Sarà il gip Vincenza Maccora a decidere oggi la sorte del marocchino. La sua scarcerazione è ormai scontata. Non trovano conferma neppure le indiscrezioni sui due italiani coinvolti nella scomparsa della ginnasta. Intanto, ieri, per tutto il giorno sono proseguite le ricerche senza esito di Yara. Le attenzioni si sono concentrate su uno stagno a Ponte San Pietro, che sarà scandagliato nuovamente questa mattina. Da Milano invece l’arcivescovo Tettamanzi se l’è presa con chi ha aperto la caccia all’extra – comunitario: «Non tutti gli immigrati sono delinquenti ».