«Omicidio». Fermato marocchino

Per gli inquirenti Yara Gambirasio, la ragazzina di 13 anni sparita nel nulla il 26 novembre scorso a Brembate Sopra, Bergamo, sarebbe morta e il suo corpo sarebbestato nascosto, forse a Barzanao a Mapello, paesini non lontani dal centro sportivo dove la ragazzina è stata vista l’ultima volta viva. La svolta nelle indagini è arrivata sabato, con il fermo di un marocchino di 22 anni, operaio nel cantiere del centro commerciale di Mapello, dove i cani avevano più volte condotto gli investigatori. Il giovane è stato bloccato sul traghetto Berkane partito da Genova per Tangeri, Marocco, perché «fortemente sospettato». Prima, però, era stato fermato per errore su un traghetto Gnv un altro straniero, forse un omonimo. Per il marocchino l’imputazione per sequestro di persona, omicidio e occultamente di cadavere è arrivata solo ieri mattina. Il provvedimento potrebbe essere solo un punto di partenza nella possibile individuazione di eventuali complici. Ad incastrare l’operaio residente a Montebelluna, Treviso, è stata una frase detta al telefono alla fidanzata alcuni giorni fa: «Non sono stato io». Parole sufficienti a moltiplicare i sospetti su di lui, già tenuto sotto controllo perché aveva smesso di recarsi al lavoro nei giorni successivi alla scomparsa della ragazzina. La fuga verso il Marocco, poi, ha tolto ogni dubbio. A quel punto per lui è scattato il fermo motivato anche dal pericolo di fuga. La stessa frase di discolpa il 22enne l’ha ripetuta sabato notte ai carabinieri prima di finire nel carcere di Bergamo: «Che Allah mi perdoni, ma non l’ho uccisa io». Anche durante l’interrogatorio di ieri ha respinto ogni addebito. E in serata sono sorti dubbi sull’interpretazione della frase che lo incrimina. Con il fermo del marocchino assume nuovi contorni la testimonianza di Enrico Tironi, vicino di casa di Yara, a cui gli inquirenti non hanno creduto. Il giovane aveva raccontato di aver visto la ragazzina all’ora presunta del sequestro vicino a casa sua in compagnia di due uomini adulti. Tironi aveva anche descritto l’abbigliamento di Yara e aveva notato una Citroen rossa ammaccata. Le ricerche della ragazzina sono andate avanti per tutto il giorno. Dopo aver perlustrato Ambivere, in particolare la collinetta dietro il centro polisportivo dove la 13enne faceva ginnastica ritmica, i vigili del fuoco si sono spostati a Barzana e a Mapello. Con l’oscurità però sono state sospese. La famiglia Gambirasio è rimasta chiusa in casa anche ieri, così come avviene ormai da dieci giorni. Dopo la visita del comandante provinciale dei carabinieri in tarda mattinata, nella villa è tornato il silenzio.Nonsi sentono neppure i giochi dei fratellini minori di Yara,Gioele e Nathan. Mentre fuori, nel paese di 7.800 anime, è partita la caccia allo straniero. “Occhio per occhio, dente per dente” è una delle tante scritte forcaiole apparse davanti a casa Gambirasio. «Non ne possiamo più di questi immigrati devono tornarsenea casa loro», hanno urlato gli abitanti. «Qui non siamo razzisti – ha aggiunto una signora – ma ci piace l’ordine e la tranquillità». Il sindaco leghista, Diego Locatelli, si è dissociato dalle manifestazioni razziste. Le ricerche di Yara potrebbero non riprendere oggi. A meno di indicazioni precise.