Nasce il terzo Polo, intesa sulla sfiducia

Un incontro di due ore è bastato a saldare l’intesa Udc, Fli, Api e Mpa. Ci sarà una mozione di sfiducia contro il governo Berlusconi e sarà firmata da tutti i deputati delle quattro formazioni politiche (tranne il finiano Catone). «Una svolta» la chiama qualcuno. La nascita effettiva del Terzo Polo per qualcun altro. Fatto sta che, a fare i conti, se la mozione trovasse anche i voti di Pd e Idv, il 14 dicembre a Montecitorio si arriverebbe a quota 317 e, dunque, alla sfiducia. Una scelta da «irresponsabili» dice il presidente del Consiglio perché «il paese ha bisogno di stabilità». Anche per la Lega si tratta di «un grave errore politico». Il ministro Maroni però è più prudente e, commentando l’ampia approvazione del decreto sulla sicurezza dice: «Vedremo che succede. Oggi in Aula si è visto il quadro di una possibile nuova maggioranza». Fini va all’attacco: «Le firme dimostrano che la fiducia non c’è, mi auguro che non si arrivi al 14». Tradotto, vuol dire che l’alleanza non sbatte del tutto la porta al premier. Come spiega meglio il leader Udc, Pier Ferdinando Casini: «Mi auguro che Berlusconi sia responsabile e giochi con noi per una partita più importante della sua sopravvivenza personale». In pratica il Terzo Polo suggerisce al premier di dimettersi prima del voto e dar vita a un nuovo governo. Se ci sia spazio per un Berlusconi bis nessuno lo dice, ma il difficile sembra convincere proprio il premier a lasciare. Berlusconi non si fida e teme un governo con una guida alternativa. Anche perché tutti i leader del Terzo polo escludono il voto anticipato. I fedelissimi del premier alzano un muro. «Escludo che Berlusconi possa dimettersi prima del 14», dice categorico il coordinatore La Russa. Le manovre per costruire un’alternativa a Berlusconi sarebbero in atto. Fra i corridoi di Montecitorio ieri Fini ha avuto colloqui anche con Pisanu e Montezemolo. Il presidente della commissione Antimafia ha già detto che voterà la fiducia sottolineando però che la mozione «va valutata con attenzione. Anche il presidente del Consiglio dovrebbe farlo». Bersani vede nella mozione la possibilità di «formalizzare finalmente la crisi» e l’Idv già annuncia che la voterà.