«No agli agguati di palazzo»

Il 14 dicembre si avvicina, ma l’incertezza su quel che succederà rimane. E trova conferma nella decisione di chiudere le porte di Montecitorio per tutta la prossima settimana. I deputati si concedono un lungo ponte dell’Immacolata, ma il vero intento è evitare ulteriori sgambetti da parte dei finiani, che proprio alla Camera hanno i numeri per mandare sotto il governo. Lo stop ai lavori, infatti, è stato chiesto dal Pdl ma ha ricevuto l’ok di Lega e Fli. Dieci giorni, dunque, da dedicare a colloqui e trattative, per assicurare l’appoggio pieno al governo. Arrivando magari al 14 dicembre con un accordo fatto su legge elettorale e rimpasto. Oggi, per esempio, La Russa incontrerà la pattuglia dei radicali. Del resto Berlusconi, con un messaggio online, avverte: «Senza una fiducia forte si andrà al voto», ma si mostra determinato e ottimista. «Lasciamo agli altri le manovre e gli agguati di palazzo – stuzzica i futuristi – noi continuiamo a lavorare». Il premier non sembra voler concedere molto a Fini. E accanto ha, al solito, il fidato Bossi. Che azzarda previsioni: «Il 14 dicembre avremo la fiducia». I finiani rimangono indecisi. Tra loro c’è chi preferirebbe uscire dall’aula o astenersi anziché voltare le spalle all’esecutivo. Eppure, crescono le quotazioni di una mozione di sfiducia a firma Fli, Udc, Api e Mpa. Nuova alleanza che Bossi liquida con un velenoso «Ognuno sceglie di morire come vuole», ma che trova conferma nelle parole di Casini: «L’Udc presenterà una mozione di sfiducia al governo Berlusconi». E oggi, il leader dello scudo crociato incontrerà Fini e Rutelli per valutare un’eventuale convergenza. Per presentare una mozione di sfiducia sono infatti necessarie 63 firme e l’Udc da sola non le ha.