La riforma passa nel caos

Primo via libera alla riforma dell’università, mentre fuori Montecitorio – in tutta Italia e anche fuori dal paese – studenti e ricercatori occupavanoletteralmente i punti nevralgici delle città, strade, autostrade, porti e ferrovie, fino all’Arco di Trionfo di Parigi, in segno di protesta contro la legge Gelmini. Sfidando pioggia e neve, ma soprattutto i manganelli di polizia e carabinieri. Prima del voto finale, arrivato in serata, in Aula il governo è andato sotto due volte. In mattinata è stato approvato un emendamento di Fabio Granata (Fli) sugli assegni di ricerca che prevede che la norma non possa portare «oneri aggiuntivi» anziché «nuovi o maggiori oneri». Nel pomeriggio il nuovo ko con l’approvazione di tre emendamenti identici di Fli, Api e Pd che prevedono la soppressione della «clausola di salvaguardia» inserita nella riforma. L’Aula ha dato anche il via libera anche all’emendamento “anti-parentopoli”. La norma prevede che non potranno essere chiamati da un ateneo come professori coloro che hanno «parenti e affini» fino al «quarto grado compreso» con un professore che appartiene al dipartimento o alla struttura che bandisce il posto. Inoltre non possono essere chiamati a insegnare in un ateneo coloro che sono parenti del «rettore, del direttore generale o di un consigliere di amministrazione ». L’emendamento è passato con il “sì” di Lega e Fli. Il “no” è arrivato da Idv che ha definito l’emendamento «gattopardesco ». Fuori dall’Aula, il premier Berlusconi ha difeso la norma a spada tratta: «È una buona riforma che favorisce gli studenti e in generale il mondo accademico». Poi l’affondo contro i manifestanti: «Gli studenti veri sono a casa a studiare, quelli in giro a protestare sono dei centri sociali e sono fuori corso». Il presidente della Camera Fini ha solidarizzato con i poliziotti e assolto, se pur in parte, chi protestava: «Gli estremisti che hanno causato gravi incidenti non hanno reso un buon servizio alla stragrande maggioranza di studenti scesi in piazza con motivazioni non totalmente condivisibili, ma certamente animate dauna positivavolontà di migliorare le condizioni dell’università ». Un’apertura verso i manifestanti è arrivata anche dal Senatùr: «Gli studenti hanno anche qualche ragione – ha detto Bossi – ma non si devono fare strumentalizzare». Soddisfatta ovviamente la Gelmini, che si è detta dispiaciuta per le proteste. Il ddl va ora al Senato: sarà discusso il 9 dicembre.