Sciopero dei calciatori l’11-12 dicembre. Ma si tratta ancora

Niente braccia. Stavolta ad incrociarsi saranno le gambe perché a scioperare sono gli strapagati calciatori di serie A: addio pallone nel weekend dell’11 e 12 dicembre. Stadi vuoti e tifosi in poltrona. Non succedeva dal 16 marzo 1996: unica altra data in cui i giocatori si rifiutarono di scendere in campo. Ieri era il giorno del faccia a faccia decisivo nella sede romana della Federazione. E alla fine l’Associazione Italiana Calciatori (Aic) ha rotto sul rinnovo del contratto collettivo di categoria in discussione ormai da settimane con la Lega Calcio. La sedicesima giornata slitta a data da destinarsi, anche se uno spiraglio c’è ancora e la trattativa continuerà. Sergio Campana, capo dell’Assocalciatori, annuncia che lo stop al campionato nasce «dal rifiuto della Lega di accettare l’impostazione dell’Aic». In particolare, non si è trovato l’accordo sul settimo punto del contratto, relativo ai giocatori fuori rosa. Una decisione che ha scatenato la dura reazione del presidente della Lega, Maurizio Beretta. «Stiamo assistendo ad un pericoloso gioco al massacro da parte dell’Aic – ha ammesso – lo sciopero dei calciatori è una decisione irresponsabile e senza ragioni. Per il calcio italiano una giornata senza precedenti».La serrata del pallone ha scatenato reazioni a cascata. «La più grande stupidaggine che abbiano fatto i giocatori negli ultimi 30 anni», ha tuonato il focoso patron del Palermo, Maurizio Zamparini. In campo è sceso pure il mondo politico: un’indignazione bipartisan. «Uno sciopero lunare, gli italiani saranno esterrefatti», ha riferito il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone. «Facile la demagogia, lo so: ma ci si rende conto di che messaggio dà lo sciopero dei calciatori in questi giorni di difficoltà del sistema Paese?», ha sentenziato il sindaco Pd di Firenze, Matteo Renzi. Il martedì nero del calcio italiano è servito.