Il premier: studenti veri a casa a studiare

La Camera dice sì alla riforma Gelmini. In un palazzo sigillato il testo della legge sull’università ottiene 307 sì e 252 no e torna al Senato. Non tutto però è filato liscio a Montecitorio. Il governo è andato sotto due volte: su un emendamento di Fli sugli assegni di ricerca votato anche dalle opposizioni e su tre emendamenti uguali presentati da Fli, Api e Pd che eliminano la previsione di un «commissariamento» per il ministero dell’Istruzione da parte del ministero dell’Economia nel caso di sforamento delle previsioni di spesa. Ma l’eco delle proteste degli studenti è giunto fin dentro l’aula, impossibile da fermare anche per l’imponente cordone delle forze dell’ordine. E la polemica politica si è appuntata sulla gestione della piazza. Accesa dalle parole del presidente Berlusconi che ha fatto spallucce davanti alle manifestazioni dei giovani: «Gli studenti veri stanno a casa a studiare, quelli che protestano sono dei centri sociali e fuori corso. La riforma dà un colpo mortale a sprechi e parentopoli». In realtà, secondo Di Pietro, l’emendamento Idv che vieta l’assunzione di parenti entro il quarto grado è stato modificato dal governo in modo tale da renderlo facilmente aggirabile. Nelle piazze intanto si sono contati scontri e feriti. Di «clima cileno» ha parlato il leader di Sel, Vendola e anche l’Udc con Casini ha avvertito che «chi protesta pacificamente non può essere liquidato come terrorista». Per Bersani «il governo ha perso la testa, ma non sarà in grado di portare a termine questa riforma». Si è difeso il ministro Maroni: «Le forze dell’ordine hanno agito con grande responsabilità», mentre il collega La Russa ha accusato la sinistra di «strumentalizzare la piazza». Anche Fini ha parlato di strumentalizzazioni mentre, a sorpresa, Bossi ha riconosciuto che i ragazzi «qualche ragione ce l’hanno, anche se non devono farsi strumentalizzare».