Gli studenti travolgono l’Italia

L’Italia si è fermata. Le grandi città sono rimaste paralizzate dalle manifestazioni contro la riforma Gelmini, approvata in serata dalla Camera. Gli universitari hanno bloccato centri grandi e piccoli, autostrade, stazioni ferroviarie. Lo avevano promesso nei giorni scorsi e così è stato: circa 400 mila, tra studenti e ricercatori, hanno fermato il Paese da Nord a Sud. Nella Capitale, dove la contestazione più dura è giunta a due passi da piazza Montecitorio, blindata dalle forze dell’ordine ed interdetta agli studenti, si è trattato di vera e propria guerriglia urbana. Sotto gli occhi dei turisti infatti, i manifestanti e gli agenti si sono scontrati più volte: gli studenti hanno lanciato ortaggi e uova ed hanno assaltato due blindati, per forzare i blocchi, mentre la polizia caricava con manganelli e lacrimogeni. Momenti di tensione anche a Genova, dove i manifestanti si sono scontrati con agenti e carabinieri davanti alla Prefettura, mentre un bidone di sterco è stato lanciato sui politici in piazza De Ferrari, a Venezia gli universitari hanno manifestato sul Canal Grande ed hanno occupato la stazione di Mestre e a Napoli c’è stato ancora un lancio di sacchi della spazzatura sotto la sede della Regione Campania. Ma ieri è stata anche la giornata nera per i trasporti, con la viabilità urbana assediata dai cortei e quella ferroviaria bloccata in oltre 18 stazioni, tra cui Roma, Milano, Venezia, Padova, Pisa, Mantova, Bari e Perugia. Sotto assedio anche le autostrade: a Bologna è stata bloccata ai caselli la A14, a Cosenza la Salerno-Reggio Calabria ed a Pisa la A12. In una Torino imbiancata dalla neve i manifestanti hanno temporaneamente occupato Palazzo Reale, mentre sfilavano in protesta ragazzi di Bari, L’Aquila, Lecce, Palermo e Catania. Si sono uniti al coro di no contro la riforma anche gli studenti Erasmus in Francia, srotolando dall’Arco di Trionfo uno striscione con su scritto: «Da Parigi è un no». Ma dopo l’approvazione del Ddl Gelmini, giunta ieri sera, la protesta rimonta con nuove assemblee nelle facoltà universitarie: «Non abbiamo alcuna intenzione di fermarci – assicura l’Udu – continueremo a stare sui tetti, nelle piazze e nelle facoltà occupate. La mobilitazione va avanti ed impediremo che la riforma venga approvata in Senato».