Monicelli si suicida gettandosi dalla finestra

Mario Monicelli ha aperto la finestra e si è buttato dal quinto piano dell’ospedale San Giovanni di Roma, dove era ricoverato da domenica per un tumore alla prostata. Aveva 95 anni e ha detto basta: troppo triste un reparto di urologia per l’inventore della commedia all’italiana. Il suo corpo è finito su un viale interno dell’ospedale, e passando di lì due addetti si sono accorti della tragedia e su Monicelli hanno messo subito un lenzuolo. Sono serviti molti uomini delle forze dell’ordine per tenere lontano curiosi, fotografi e giornalisti. Sembrava una scena di un suo film. Nell’ultima intervista aveva incoraggiato i lavoratori dello spettacolo in lotta: «Ribellatevi!». Chissà perché, lo immaginiamo ghignare con il suo cinismo tutto toscano, mentre beffando infermieri e parenti ha deciso che poteva bastare. Era l’ultimo esponente della commedia all’italiana, genere che aveva fondato con Steno, Dino Risi e Luigi Comencini. Diceva spesso che «superati i 90 tutto diventa eccezionale» e il discorso valeva anche per i titoli di coda. Lo aveva raccontato in un’intervista: «Vorrei morire un giorno in cui i giornali non sanno cosa scrivere». Oggi noi qualche notizia con cui riempire le pagine la avevamo trovata, ma ora bisogna fare spazio, perché è scomparso un maestro. La morte era l’argomento ricorrente dei suoi ragionamenti degli ultimi anni. Scommetteva con Dino Risi su chi se ne fosse andato prima. Invidiava Manoel De Oliveira l’immortale (nel senso tecnico) regista portoghese che continua a sfornare film a 103 anni: «E’ l’unico più vecchio di me, non vedo l’ora che muoia», diceva scherzando, senza ridere. Era nato nel 1915 a Viareggio, figlio del critico teatrale Tommaso, che morì, anch’esso suicida nel 1946. Dal suo esordio dietro la macchina da presa sono trascorsi 78 anni: era il 1932 e Monicelli firmò il cortometraggio Cuore rivelatore inaugurando una carriera che che conta più di 60 film, tra cui «La Grande Guerra» e «I Soliti ignoti» Con un gruppetto sparuto si era inventato un genere fortunatissimo e popolare, la commedia all’italiana, subendo le dure critiche della critica che rinfacciava una leggerezza non degna del Paese del neorealismo. Lascia la compagna Chiara Rapaccini e tutti noi.