Sale la protesta, slitta la riforma

Dal movimento al monumento. Gli universitari in protesta escono dalle aule per raggiungere i luoghi simboli della cultura e far sentire la loro voce. Un’altra giornata di passione, quella di ieri, che ha visto scendere di nuovo in piazza manifestazioni e sit-in di studenti in protesta: a Roma il corteo ha raggiunto ancora una volta Montecitorio, bloccando il Centro storico con un blitz inaspettato sugli anelli più alti del Colosseo, srotolando striscioni e intonando cori con la promessa di arrivare ad occupare anche il Vaticano. Appeso uno striscione anche sul ministero della Pubblica istruzione. «Il Ddl va ritirato, non c’è Santo che tenga»: questo la scritta che campeggiava ieri dall’impalcatura che fascia il frontone della basilica di Sant’Antonio a Padova, reso così partecipe di un’insolita protesta. Presa d’assalto anche la Torre Pendente in piazza dei Miracoli a Pisa dove, sotto gli occhi incuriositi dei turisti, un centinaio di manifestanti ha bloccato l’accesso alla Torre per permettere ad una decina di studenti di salire in cima. Presi sotto scacco anche la Mole Antonelliana a Torino, il Porto di Palermo e il ministero del Tesoro a Milano. Non è andato in porto invece il blitz alla Torre del Mangia, a Siena, dove un gruppo di universitari è stato fermato dalla Digos mentre cercava di salire su per srotolare uno striscione con la scritta «Resistere». Non sono mancati i momenti di tensione, come a Milano dove si sono registrati scontri e feriti tra forze dell’ordine e manifestanti, tafferugli anche alla stazione di Bologna, 30 i ragazzi denunciati a Firenze. Sono state inoltre rimandate le inaugurazioni dell’anno accademico alla Sapienza di Roma ed all’università di Parma. E il 30 novembre si ricomincia. La riforma, intanto si è fermata. Alla Camera i finiani hanno mandato sotto il governo e l’approvazione del ddl Gelmini è slittata a martedì. Il ministro: «Se il testo verrà stravolto, sono pronto a ritirarlo».