Rifiuti, il Nord dice no

Il Nord rifiuta i rifiuti. Il sospetto è che la campagna elettorale alle porte non faccia bene alle Regioni targate Lega e Pdl, specie nel caso in cui la valanga maleodorante arrivebbe in impianti e discariche settentrionali direttamente dalle strade di Napoli. Ma tant’è. Per ora non è servito a nulla il vertice romano presieduto dal ministro Raffaele Fitto, che pure ha parlato a nome del premier Berlusconi chiedendo piena solidarietà per risolvere la crisi dell’immondizia che attanaglia i napoletani: «Se tutte le Regioni dicessero di sì – aveva detto Fitto prima del vertice – il problema rifiuti sarebbe risolto in un mese». Giusto per Natale. Invece Napoli trascorrerà certamente le festività di fine anno tra migliaia di tonnellate di sacchetti non raccolti. Veneto e Piemonte le regioni che si sono subito sfilate dall’ipotesi di accordo, adducendo motivazioni che vanno dall’impossibilità tecnica («Il nostro ciclo dei rifiuti è del 70% di differenziata e solo del 30% in discarica, si rovinerebbero gli impianti», dice il Governatore veneto Zaia) ad un vasta gamma di distinguo (Liguria, Marche, Lombardia e così via). Non resta che percorrere la strada indicata dal presidente Vasco Errani: «Il governo dichiari lo stato di emergenza a Napoli e le Regioni saranno costrette ad accogliere i rifiuti». Fosse facile. Bossi chiede indagini sulla Iervolino e il sindaco dice di avere le mani pulite. E a Napoli scatta il coprifuoco per quanto riguarda orari e tipologia dei rifiuti da gettare: niente verdura e frutta con foglie, niente cartoni non imballati, niente sacchetti fuori contenitori e messi a tutte le ore. Le multe – assicura il Comune – saranno pesantissime, fino a 600 euro. Ma i cittadini di Napoli pagano già tantissimo: la nuova Tarsu è aumentata dell’80%. Come dire: sacchetti non smaltiti ma tassati a peso d’oro.