Studenti, il giorno dell’assedio

Bloccare la Riforma universitaria. Questo l’obiettivo della protesta studentesca esplosa ieri e che ha visto centinaia di migliaia di studenti salire sui tetti o scendere in piazza, irrompendo fin dentro il Senato. Ed oggi, che il Ddl potrebbe ricevere l’approvazione alla Camera, si replica. I capofila della mobilitazione sono stati gli universitari di Roma, che ieri mattina, dopo aver presidiato Montecitorio, hanno assaltato Palazzo Madama invocando le dimissioni del governo con tanto di lancio di uova e malori: alcuni manifestanti infatti, cogliendo di sorpresa le forze dell’ordine, sono riusciti facilmente ad entrare fin dentro l’androne di Palazzo Madama per poi essere trascinati fuori, ma solo in un secondo momento. Non sono mancati quindi attimi di tensione tra studenti e forze dell’ordine, con una trentina di feriti: due i ragazzi arrestati e 27 i denunciati. «Gli studenti che contestano le riforme – ha commentato il ministro Gelmini – rischiano di difendere i baroni, facendosi strumentalizzare dalla sinistra». Intanto i focolai di protesta si moltiplicano di ora in ora. Ieri sono saliti sui tetti anche i ricercatori di Torino, Perugia, Messina e Trieste, dopo quelli dell’università di Salerno e di architettura alla Sapienza dove ieri mattina è salito anche Pierluigi Bersani: «Le riforme senza popolo non si fanno – spiega il leader del Pd– questo ddl è un disastro omeopatico, smantella l’università pezzo per pezzo». Occupate anche la facoltà di lettere a Pavia ed a Bologna, dove gli studenti hanno sfilato con il lutto al braccio, e la mensa dell’università di Palermo. Ed ancora flash mob a Firenze, cariche della polizia a Padova e volantinaggio con sit-in a Genova. A Pisa i manifestanti hanno mandato in tilt il traffico bloccando 5 ponti sull’Arno, le piste dell’aeroporto ed i binari della stazione mentre a Trento gli studenti hanno annullato l’inaugurazione dell’anno accademico nella facoltà di Giurisprudenza occupando l’edificio. «Siamo determinati a bloccare la Riforma – assicurano i collettivi universitari – questa mattina torneremo a Montecitorio per impedire che il Ddl venga approvato». Ma oggi potrebbe essere il giorno decisivo per il ddl Gelmini, quello più lungo.