Aids, la pillola dei miracoli

Due ottime notizie a pochi giorni dalla Giornata Mondiale contro l’Aids. Da un lato il numero di nuove infezioni da virus dell’Hiv nel mondo è diminuito di quasi il 20% in 10 anni e anche i decessi per Aids (lo stadio clinico della malattia) sono scesi di circa il 20% negli ultimi 5 anni, anche se nel mondo 33,3 milioni di persone convive con il virus (26,2 milioni nel 1999); dall’altro è stato pubblicato sulla rivista The New England Journal of Medicine uno studio su una pillola per prevenire l’infezione. La ricerca, condotta, in 6 Paesi, ha ridotto del 44% il tasso di infezione da virus Hiv nel campione di uomini omosessuali considerati nello studio, raggiungendo una diminuzione del rischio del 70% di contrarre l’infezione nel campione che ha assunto quotidianamente il farmaco. Si tratta della combinazione di emtricitabina e tenofovir, molecole che interferiscono con l’abilità del virus di replicarsi nelle cellule. La pillola rappresenta un approccio di «profilassi da pre-esposizione», ma già suscita vari dubbi dal punto di vista etico. «Esistono problemi sul falso senso di sicurezza derivanti dal trattamento, con il rischio per le persone di infettarsi con altri agenti di malattie a trasmissione sessuale. La prevenzione non farmacologica rimane però la prima e più importante strategia contro l’Hiv», afferma Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive “Spallanzani” di Roma, che da oggi preside il congresso nazionale della Società italiana malattie Infettive e Tropicali. Si pone, però, un problema di «equità» nell’accesso al nuovo farmaco: «Se il farmaco si rivelasse effettivamente molto efficace – spiega Cinzia Caporale – membro del Comitato nazionale di bioetica – si porrebbe un problema poiché si dovrebbero mettere in grado quante più persone possibile di accedere al farmaco, a partire dalle categorie più a rischio». Ed equità di accesso andrebbe garantita «anche ai Paesi più poveri, che avrebbero maggiori difficoltà economiche».