«A uccidere Sarah è stata mia figlia»

A uccidere Sarah, strangolandola con una cintura in garage, è stata sua figlia Sabrina. Un incidente, non un atto voluto, senza un movente, anche perché Sarah e Sabrina erano come sorelle. Sempre Sabrina, quella cintura l’avrebbe fatta sparire e – di conseguenza – non è tra le 49 cinte all’esame del Ris. Lui non ha abusato del cadavere della nipote né l’ha mai molestatamalo ha trasportato nelle campagne di Avetrana per occultarlo nel pozzo dopo l’omicidio. Sua moglie Cosima, invece, il 26 agosto dormiva in camera da letto. Eccola l’ultima verità di Michele Misseri, quella che entrerà nel fascicolo del processo e non potrà più essere cambiata. Quella che inchioda definitivamente Sabrina che ieri non ha mai incrociato lo sguardo di suo padre mentre veniva interrogato con la formula dell’incidente probatorio dal giudice per le indagini preliminari di Taranto, Martino Rosati, in un’aula al primo piano del reparto femminile del carcere. Zio Michè non si fa intimidire dalla presenza di quella figlia «che ama ancora»,come precisa l’avvocato Daniele Galoppa entrando nel penitenziario, ma conferma per intero la versione fornita agli inquirenti il 5 novembre scorso e ritenuta dalla Procura la più vicina alla verità: «È stata Sabrina», disse, «a uccidere Sarah, strangolandola con una cinghia. Io dormivo sulla sdraio, in cucina, e lei è venuta, mi ha svegliato e mi ha detto: “papà vieni, ho combinato un casino…”».