Cyberguerra made in Cina

Allarme a Washington: «A rischio privacy e sicurezza». Il conflitto iniziò a gennaio con Google. Bastano 18 minuti e l’orologio della storia si mette a correre all’indietro, fino a 20 o 30 anni fa. La guerra sembra infinita, ma adesso è fatta di annunci e corre lungo le autostrade digitali che avvolgono il pianeta. I protagonisti sono gli stessi. Usa e Cina, ultima puntata di un conflitto sottocutaneo, mai sopito nemmeno dopo la fine del blocco comunista. L’ultima accusa parte da Washington: l’8 aprile 2010, per 18 minuti, il 15% del traffico internet mondiale potrebbe essere stato registrato e decriptato dalla Cina. Lo dice un rapporto presentato al Congresso dalla Us-China Economic and Security Review. Pechino avrebbe rubato dati delle più grandi agenzie Usa: Pentagono, Esercito, Marina, Marines, Ufficio del Segretario della Difesa, del Senato, Nasa. Con conseguenze inimmaginabili per privacy e sicurezza. E’ tutto cambiato. Perduto l’anonimato, la spia russa Anna la Rossa diventa una star planetaria. E la guerra fredda si fa cibernetica e diventa rovente lungo la grande ragnatela. Cosa è accaduto l’8 aprile? Se Pechino parla di «incidente», gli esperti di sicurezza Usa non si pronunciano. Il testo della commissione, a pagina 244, parla di IP hijacking: «Per 18 minuti, l’8 aprile 2010, il provider China Telecom ha diffuso errate tabelle di routing (per l’instradamento dei pacchetti dati) facendo sì che le informazioni provenienti da Usa e altre nazioni transitassero attraverso server cinesi». La Cina smentisce quasiasi «deviazione di traffico internet», ma il problema sicurezza resta. E la guerra continua. Un conflitto emerso il 13 gennaio scorso, quando l’americana Google dichiarò di essere pronta ad abbandonare la Cina e a chiudere Google.Cn, la sua versione cinese. Il colosso del web lamentava un «attacco informatico altamente sofisticato» che avrebbe colpito almeno 33 compagnie attive in settori come finanza, media, chimica, tecnologia e internet.