Arrestato il super latitante Iovine, boss dei casalesi

Colpo al cuore della Camorra: dopo più di 14 anni di latitanza è stato arrestato ieri Antonio Iovine, ‘O Ninno, capo
storico del clan dei Casalesi. Un successo delle forze dell’ordine che si inserisce nell’accesa polemica proseguita ieri
tra Saviano e il ministro Maroni. Allarme della Dia sulla penetrazione della ‘ndrangheta in Lombardia.

Si nascondeva in una intercapedine ricavata in una villetta, proprio a Casal di Principe, capitale del suo impero criminale. Una breve fuga su un terrazzo poi la resa. Finisce così, dopo 14 anni, la latitanza di Antonio Iovine detto “O’ Ninno”, erede Francesco “Sandokan” Schiavone, il boss dei boss dei Casalesi, il clan più spietato della camorra. L’operazione condotta dalle mobili di Napoli e Caserta e coordinata dai pubblici ministeri del pool anticamorra Antonello Ardituro e Alessandro Milita è scattata in mattinata dopo un’attenta opera d’indagine. Opera d’indagine che ha permesso ,grazie anche alle intercettazioni telefoniche, di individuare la figura di Marco Borrata, 43 anni, arrestato per favoreggiamento, che insieme alla moglie e alla figlia «curava logisticamente » la latitanza del boss. Gli inquirenti già da tempo sorvegliavano varie abitazioni di Casal di Principe appartenute a Borrata ma il sospetto «è che Iovine abbia passato buona parte della sua latitanza proprio nella cittadina». “O’ Ninno”, presente da anni nell’elenco dei latianti più pericolosi di Italia insieme, tra gli altri, al superboss mafioso Matteo Messina Denaro, al capo delle ‘ndrine Sebastiano Pelle e al bandito sardo Attilio Cubeddu, venne condannato all’ergastolo nel 2008 nell’ambito del processo Spartacus. Iovine è considerato da anni come il manager della cammora, il principale responsabile dell’allargamento del giro d’affari del clan verso l’Umbria, la Toscana e il nord Italia, ed è il simbolo della cosiddetta camorra imprenditrice che ricicla i proventi di droga e racket in attività legali. Soddisfatto il ministro Maroni che parla di «antimafia dei fatti e non antimafia delle polemiche ». Commenta anche Roberto Saviano che insiste: «Erano 14 anni che aspettavo questo giorno. Ora bisogna fare pulizia a 360 gradi, bisogna aggredire l’economia criminale, la Lombardia, dove le mafie fanno affari ».