iTunes, ecco i favolosi Beatles

Quando Steve Jobs e Steve Wozniak nel 1976 pensarono a una mela e battezzarono Apple quei computer che costruivano nel loro garage, probabilmente sapevano che non era un’idea originalissima. Ne dicono tante sulle ispirazioni che si tradussero nella mela. Ma anche a Cupertino, in California, dove l’eco dei Beach Boys non s’è mai spento, pure i surf avrebbero detto che la Apple era già il marchio di una band molto più famosa dei Beach Boys, destinata all’eternità come il Partenone o il Colosseo. Otto anni prima, infatti, i Beatles avevano chiamato Apple qualcosa che rappresentava il sogno di una gioventù che sapeva ancora sognare. La Apple nella megalomania beatlesiana non doveva essere soltanto una casa discografica, ma un modo di vivere, di vestire, l’occasione per i giovani di presentare il proprio talento ad altri giovani e non ai soliti tromboni in giacca e cravatta. Fallì quasi tutto in fretta, perché mancava un capoclasse, gli impiegati o i commessi del grande magazzino Apple erano così alternativi che alla fine l’alternativa meno frequentata era il lavoro. I Beatles chiusero quasi tutto, travolti da nastri, provini e ogni sorta di “idea meravigliosa”. Come noto, nel 1970 i Beatles si divisero, ma la Mela seguì ancora la loro attività solistica e, scorporata dai rami secchi, ha proseguito la sua attività principale. Nel 2007 si è conclusa anche una lunghissima disputa legale con la Apple computer (finito il sogno hippy beatlesiano, anche lì è entrato qualcuno in giacca e cravatta) che ha portato danaro alla Apples Corps e oggi arriva la stretta di mano ufficiale che consente la distribuzione del catalogo dei Beatles sull’iTunes Store, il negozio digitale di musica e di film della Casa californiana. Il catalogo è stato messo in vendita a 149 dollari negli Stati Uniti ed è disponibile anche sull’iPad. I singoli album sono in vendita a 12,99 dollari, una singola canzone a 1,29 dollari. E sono disponibili anche documentari e il concerto del 1964 al Coliseum di Washington. Non si tratta di una svolta epocale, né si aggiungerà niente al mito beatlesiano. Paul McCartney, comunque, si è dichiarato entusiasta «di portare la musica dei Beatles in iTunes». E sottolinea quanto sia fantastico «sentire tanto affetto da parte della comunità digitale per brani originariamente incisi su vinile». Una volta tanto, nemmeno ha esagerato. In realtà quei pezzi sono incisi nella nostra storia. E la storia non è digitale o analogica.