Punta Perotti, i terreni tornano ai proprietari

Confisca revocata, i terreni di Punta Perotti tornano nelle mani degli imprenditori che subirono la confisca dei suoli e l’abbattimento dei tre palazzi che sorgevano sul lungomare a sud di Bari. La decisione, ieri mattina, è stata presa dal gup del Tribunale di Bari, Antonio Lovecchio. Che ne sarà adesso del parco della legalità? Secondo il sindaco Michele Emiliano non si corrono rischi di nuove costruzioni, non la pensano così i costruttori. Ma torniamo alla cronaca. Come detto, il giudice ha riconsegnato i suoli alle tre società costruttrici: la Sudfondi, Mabar e Iema riconducibili alle famiglie Matarrese, Andidero e Quistelli. L’ordinanza del gip era dettata da una decisione del 20 gennaio del 2009 della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) che giudicò la confisca dei terreni una «sanzione arbitraria», in quanto gli imputati furono assolti dall’accusa di abusivismo. La Corte di Strasburgo condannò lo Stato italiano a risarcire gli imprenditori, invitando le parti a trovare un accordo. Intesa che non c’è stata e, adesso, lo Stato potrebbe essere obbligato a versare 500 milioni di euro ai costruttori. I tre ecomostri di 13 piani che chiudevano orizzonte e vista sul mare furono abbattuti in tre fasi tra il 2 e 24 aprile del 2006. Il progetto edilizio nacque alla fine degli anni Ottanta con le carte in regola: concessioni e autorizzazioni di Comune e Regione. Ma nel 1997 il gip ordinò il sequestro ipotizzando una lottizzazione abusiva. Sempre nel 1997, la Cassazione dispose il dissequestro dell’area, due anni dopo, con il rito abbreviato gli imprenditori furono assolti. Ma la stessa magistratura dispose la confisca per violazioni ambientali. Nel 2000, in Appello venne revocata la confisca, nel 2001 la Cassazione ribaltò la decisione e ordinò nuovi sigilli. Gli immobili vennero quindi abbattuti (2006), fino alla sentenza della Corte di Strasburgo.