I finiani lasciano il governo, si apre la crisi

I finiani lasciano il governo, le riunioni della conferenza dei capigruppo alla Camera e al Senatovengono annullatee ipresidenti dei due rami del Parlamento sonostati convocati per oggi dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Si apre così ufficialmente la crisi di governo, in attesa di un voto di fiducia che alla Camera potrebbe, a meno di defezioni dell’ultim’ora, segnare la fine del quarto governo di Silvio Berlusconi. La presa di distanza dei fuoriusciti di Futuro e libertà, meditata nel corso degli ultimi mesi e di fatto annunciata ala convention di Perugia, arriva nella mattinata di ieri quando il sottosegretario alle Politiche agricole Antonio Buonfiglio annuncia «le dimissioni irrevocabili di tutti gli esponenti finiani del governo entro le 13». E all’una in punto le lettere partono dalle segreterie del ministro alle Politiche Europee Andrea Ronchi, del viceministro allo Sviluppo Economico Adolfo Urso e dei sottosegretari Bonfiglio e Roberto Menia. Poco dopo i capigruppo di Fli alla Camera e al Senato Italo Bocchino e Pasquale Viespoli in una nota congiunta evidenziano «il venir meno del rapporto fiduciario nei confronti del Governo, e confermano altresì, con profondo senso di responsabilità, il proprio impegno a sostenere nell’interesse del Paese la legge di stabilità e di bilancio». La prima reazione del governo è affidata al ministro del Welfare Maurizio Sacconi che a un convegno di Confindustria in Friuli attacca i fuoriusciti. «Con il ritiro della delegazione dei finiani dal Governo si sta consumando il tradimento». E poi rivela la linea del Pdl che non è disposto a cedere sull’idea di un governo tecnico né di un governo rimpastato che non sia guidato da Berlusconi: «In questa difficile fase politica deve prevalere una regola oggettiva: o Berlusconi o elezioni».