I sondaggi spingono Vendola: dopo Milano è pronto a prendere Bologna

Nichi Vendola ha salutato la sua ennesima vittoria sul Partito democratico negli States, dove incontrerà Arnold Schwarzenegger, governatore uscente della California, e David Cameron, premier inglese, per un convegno sul clima. Come si deve a una personalità non più locale, ma che punta sempre più decisamente alla premiership. Passo dopo passo. E un passo importante è quello fatto nel fine settimana a Milano, con la vittoria di Giuliano Pisapia, candidato di Sel e della sinistra radicale, su Stefano Boeri, sostenuto dal Pd, alle primarie del centrosinistra per la scelta del candidato sindaco di Milano. Una vittoria contro ogni pronostico che ha provocato un piccolo terremoto nelle file dei democratici. Dove ieri non si parlava d’altro che di “effetto Vendola”. Dopo la Puglia, ecco Milano. E lo stesso schema potrebbe ripetersi a Bologna, dove il Pd, dopo le dimissioni di Maurizio Cevenini, seguite, ieri, dall’uscita di scena di Andrea Segré, presidente di Agraria, su cui i vertici del partito sembravano indirizzati, brancola nel buio alla ricerca di un candidato. L’allarme è scattato quando è arrivato un sondaggio, realizzato da Coopertone per la Dire.Nonsolo il Pd, sotto leDueTorri, è in calo del 3,4% rispetto alle ultime elezioni, ma i vendoliani schizzano al 12,4%. Quattro volte il 3,4% delle ultime consultazioni. Il candidato di Sel è Amelia Frascaroli, ex presidente della Caritas, sostenuta anche dai prodiani. Le primarie si terranno a gennaio. Chissà che l’effetto Vendola non si ripeta anche a Bologna. Intanto la sconfitta del candidato sostenuto dal Pd a Milano scuote i democratici. I vertici milanesi hanno rassegnato in blocco le dimissioni. Beppe Fioroni parla di un «lento e progressivo scivolamento a sinistra », Paolo Gentiloni invita il Pd a «cambiare rotta» e ad allearsi con il terzo polo.Mainvita alla riflessione anche Enrico Letta, vice-segretario del Pd, secondo cui la vicenda milanese «apre interrogativi che non possono essere elusi», disegnando «scenari sui quali sarà bene riflettere in profondità prima che sia troppo tardi». In molti, poi, chiedono di rivedere il meccanismo delle primarie. Se per Marco Follini sono «un campo di battaglia per le scorrerie di tutti gli altri», per il veltroniano Stefano Ceccanti «sono connaturate indissolubilmente a un partito a vocazione maggioritaria », perciò, venuta meno quella, non hanno più senso. E si arruola tra i critici anche Rosy Bindi. Pier Luigi Bersani cerca di guardare alle elezioni: «Il problema principale è come offrire alla città una proposta che si rivolga ad una opinione più vasta di quella consolidata del centrosinistra». Matteo Orfini, della segreteria, vede il lato positivo: «La vittoria di Pisapia dimostra che è finita la fase in cui l’anti-politica pagava, si è rivelata falsa l’idea che per vincere occorrono candidati dal profilo non troppo marcato». Intanto il vendoliano di ferro Franco Giordano parla di una «valanga» inarrestabile e guarda alla prossima tappa: «Ora le primarie si devono fare in Italia».