Orda no global alla gru di Brescia

Ancora Brescia a ferro e fuoco, con un clima da guerra urbana e tifoseria scatenata. Dopo un pomeriggio carico di tensione ma sostanzialmente tranquillo, con centinaia di manifestanti della rete antifascista scesi in piazza per commemorare i partigiani caduti il 13 novembre 1943, il quartiere Carmine di colpo è stato letteralmente devastato. Ai nostalgici dell’Anpi si sono accodati i sostenitori degli immigrati arrampicati sulla gru – erano partiti in nove, ora sono in quattro – che dal 30 ottobre vivono a 35 metri d’altezza, sopra la gru del cantiere metrobus di via san Faustino per rivendicare la regolarizzazione. Agli attivisti dell’Associazione Diritti per tutti e dei centri sociali, che supportano la ribellione in quota, nel corso del pomeriggio si sono aggiunti noglobal provenienti da mezzo Nord Italia, dal Leoncavallo di Milano, ma anche da Bergamo, Parma, Verona. La folla tra le 15 e le 18 è rimasta ferma tra piazza Loggia e il sagrato della chiesa di san Faustino, da lunedì – giorno dello sgombero forzato del presidio ai piedi della gru – quartiere generale della protesta a terra. Tra l’assembramento che inneggiava «Siamo tutti sulla gru» e «Brescia libera dei fascisti » e il cordone delle forze dell’ordine, uno schieramento di transenne a scacchiera, poste proprio per assicurarsi che i manifestanti non raggiungessero il braccio meccanico. Venerdì sera, infatti, la tensione era salita di nuovo alle stelle per colpa dei pasti da consegnare a Jimi, Arun, Sajad e Rachid, i due pakistani, il marocchino e l’egiziano arrampicati, che da giorni rifiutano il cibo preparato loro dalla Caritas. Questo l’accordo con la Questura, che ha vietato agli attivisti di consegnare vivande e fare salire sulla gru cariche dei cellulari e giornali. Ma i ragazzi – uno pare febbricitante – reclamano cibi etnici. La serata di venerdì era stata particolarmente tesa e una schiarita è stata possibile solo grazie alla fervente mediazione di don Mario Toffari, Ufficio migranti della Diocesi. Nelle ore precedenti, tuttavia, Diritti per tutti aveva chiesto l’intervento di Emergency per garantire l’assistenza medica negata e aveva proclamato una carovana di solidarietà fino ai piedi della gru per nutrire gli immigrati: «Sono disposto a farmi manganellare ma sarò io in persona a portare il cibo lassù» aveva gridato Umberto Gobbi, numero uno dell’associazione. Ieri una delegazione è stata condotta scortata dalla polizia a parlamentare con gli occupanti, ma al ritorno la piazza è scoppiata. Di colpo di sono viste transenne all’aria, il cordone di polizia e carabinieri è stato forzato. Decine di facinorosi con il volto coperto armati di bastoni hanno fatto partire una sassaiola di bottiglie, sanpietrini e oggetti all’indirizzo delle forze dell’ordine, tra cui si registrano una ventina d contusi. Tre poliziotti sono finiti in ospedale. Gettate anche una paio di bombe carta. La folla è stata quindi fatta disperdere con alcune cariche – non ancora chiaro il numero dei fermati – e a fine serata il quartiere appariva in guerra, con cestini, fioriere e tavolini dei bar ribaltati e gettati in mezzo alla strada. Dal canto loro gli attivisti di Diritti per tutti hanno declinato ogni responsabilità: «Non è colpa nostra ».