Sabrina resta in carcere, rigettato il ricorso

Sarah, Riesame: Sabrina resta in carcere. Il Tribunale del Riesame di Taranto ha rigettato il ricorso presentato dalla difesa di Sabrina Misseri, la ragazza accusata di sequestro di persona e concorso nell’omicidio di sua cugina Sarah Scazzi. Il tribunale non ha accolto neppure parzialmente il ricorso e Sabrina resta nel carcere di Taranto. I giudici hanno perciò ritenuto che le esigenze di custodia cautelare sono giustificate.

Oggi i giudici del Tribunale del Riesame di Taranto diranno se Sabrina debba restare in carcere. Di misteri in questo delitto ce ne sono ancora tanti, certo, ma gli elementi emersi finora vanno tutti contro Sabrina. «Papà ha confessato, io sono stata più brava », avrebbe detto la ragazza la sera del 6 ottobre ad Anna, sua amica e cliente, mentre la tv informava che suo padre aveva appena confessato di aver ucciso Sarah e lei era uscita fuori da casa insieme ad altri amici. Una testimonianza che la Procura di Taranto ritiene molto attendibile e ha depositato al Riesame. Un altro tassello dunque, dopo la perizia del medico legale che ha spiegato perché Michele non può essere l’assassino. Anna è la stessa donna che la mattina del 26 agosto, poche ore prima dell’omicidio, è stata a casa Misseri per sottoporsi a un trattamento estetico. Lì avrebbe visto Sarah triste, taciturna, strana. Quando le ha chiesto che cosa avesse, la quindicenne venne fulminata dallo sguardo di Sabrina come per dirle «stai zitta, non dire nulla». Contro le tesi della Procura, i legali della ragazza, Vito Russo ed Emilia Velletri, hanno depositato una memoria difensiva di 31 pagine. Sabrina – scrivono – non può aver fatto tutto quello che dice il padre in appena 6 minuti e 57 secondi. Gran parte del documento, però, si occupa proprio del grande accusatore, ossia zio Miche’. Il medico legale nominato dai pm, secondo la controperizia della difesa, ha ignorato le cicatrici che Michele ha sull’avambraccio provocate probabilmente dalle unghie di Sarah nell’atto disperato di difendersi mentre lui la uccideva. Non solo, zio Miche’ non è attendibile, ha delle lacune, ricorda poco e male. Tutto per colpa degli psicofarmaci assunti in carcere. A scriverlo è la psicologa di parte Cinzia Gimelli che nel suo parere sostiene che la somministrazione di un tranquillante a Misseri, contenente benzodiazepine (En) potrebbe avere avuto come effetto collaterale quello di mettere in difficoltà la sua memoria relativamente al delitto. «È semplice dedurre che vengono a mancare due aspetti fondamentali: la credibilità e l’attendibilità», conclude Gimelli.