Stranieri a scuola, salta il tetto

Troppi stranieri in classe. Alla prova dei fatti non regge il tetto del 30% di bimbi non italiani a scuola, che ha diviso l’opinione pubblica. I presidi in questi giorni si trovano di fronte a un vero e proprio rompicapo anche nelle grandi città come Roma e Milano dove le realtà multietniche sono più evidenti. I conti non tornano soprattutto nelle prime classi delle elementari: «Il tetto del 30% agli alunni stranieri per classe non è un limite rigido, si può usare flessibilità. Confido nella capacità dei dirigenti scolastici di fare rete tra loro», dice Valentina Aprea, deputata del Pdl e presidente della Commissione Cultura della Camera. Parole che vengono interpretate da Rita Frigerio, segretario generale di Cisl Scuola Milano, come una conferma dell’inapplicabilità del tetto: «Nei fatti la soglia del 30% non è applicabile negli istituti delle zone a più forte densità immigrata – ha detto Frigerio – non è pensabile che la scuola possa evitare quello che la società non è riuscita ad evitare». Se all’appello per il prossimo anno non mancheranno i bimbi stranieri, lo stesso non si può dire per i prof. Secondo Tuttoscuola il taglio per il prossimo anno potrebbe arrivare a quota 7.000: «Per 24 mila classi dei tecnici la riduzione sull’orario settimanale comporterà una riduzione di 5.300 posti di docenti, nelle 10.800 classi dei professionali invece l’avanzo sarà di 1.800 posti». Per Tuttoscuola un ulteriore e corposo taglio scaturirà anche dall’introduzione delle ore da 60 minuti. Ma per gli insegnanti non finisce qui: ieri il ministro Gelmini ha annunciato la «riforma sull’insegnamento, per riorganizzare i meccanismi di reclutamento, valutazione e retribuzione».