Addio, Dino De Laurentiis una vita per le pellicole con «intuito ed emozione»

“Personalmente mi sono sempre considerato uno showman il cui obbligo principale era quello di raggiungere il pubblico. Per fare questo devo riuscire a far provare agli spettatori delle grandi emozioni“. Dino De Laurentiis raccontava così qualche tempo fa la formula semplice, ma al tempo stesso geniale del suo grande successo. Guardando indietro alla sua straordinaria carriera che ne ha fatto uno dei più grandi e lungimiranti produttori italiani di tutti i tempi, spentosi ieri a Los Angeles all’età di novantuno anni spiegava “Comprendere che il cinema è soprattutto relazione con altre persone. Solo parlando con uno sceneggiatore e un regista posso capire se è il caso o meno che io lavori con lui. Vede, nel cinema due+due non fa quasi mai quattro: fa sei, diciotto, tre, quarantasette. C’è un qualcosa che emerge solo dall’intuizione. Alle volte possiamo sbagliarci, ma, in genere, le sensazioni si rivelano quasi sempre giuste. C’è qualcosa nel rapporto umano che determina le intuizioni”. Centosessanta produzioni, due Oscar, uno per la Strada di Fellini diviso con il suo socio dell’epoca Carlo Ponti e uno alla carriera, danno la dimensione de ll ’orizzonte professionale dello zio del Presidente della Filmauro e del Napoli calcio, Aurelio, sposato per lungo tempo con l’attrice Silvana Mangano. L’unico produttore italiano che ha avuto successo sia in patria che all’estero insisteva sulla necessità di guardare verso orizzonti più ampi “Ho sempre desiderato realizzare pellicole che avessero un carattere internazionale e ho lasciato l’Italia proprio per questo. Se uno vuole conquistare il pubblico mondiale lo può fare solo partendo dagli USA. Il mercato internazionale è per l’85% di lingua inglese. In Europa è difficile produrre film in inglese. Anche io – a suo tempo – l’ho fatto realizzando pellicole come “Barabba”, “Waterloo” e “Guerra e Pace”, ma il cinema mondiale nasce solo in America. Nella mia vita mi sono dedicato a storie che possono andare verso il pubblico di tutto il mondo partendo dal presupposto che è la sceneggiatura la vera star del film, il vero cuore pulsante del nostro lavoro”. Ideatore di film di grande successo commerciale tra cui “Barbarella”, “Serpico”, “King Kong ”, “Conan il Barbaro”, “Dune ”, “Manhunter”,“ Red Dragon”, “Hannibal”, De Laurentiis aveva sempre avuto un occhio di riguardo per i giovani talenti. “Se tecnicamente preparati edotati diun background culturale importante, i possono arrivare a fare meglio di autori dalla fama consolidata. Sono più ambiziosi e stimolati”. Osservava “Quando ho ricevuto il premio Irving Thalberg alla carriera ho esortato esplicitamente gli Studios a non avere paura dei giovani. Questi sono il futuro del cinema e dell’industria”. Per uno come lui, scegliere un personaggio, un regista o un film era impossibile: “Sarebbe come dire a quale tra imieifigli sonopiù legato: li amo tutti alla stessa maniera”. Una definizione perfetta per una grande icona e un vero protagonista di un’era irripetibile del cinema.