«Sospettavo che Marina fosse stata sepolta là»

«Ho sempre sospettato che sotto quel terrapieno potesse esserci la tomba di Marina». Parole pesanti quelle di Giacomo Bellorio, marito della donna rapita a Bruino e uccisa nella casa di Sant’Ambrogio lo scorso 18 febbraio. «L’ho anche detto ai carabinieri – precisa – dopo esservi andato più volte ed essere stato tenuto alla larga volutamente da quel posto. Fare quei lavori in una casa che si sarebbe dovuta lasciare a breve non aveva nessun senso». Il terrapieno, secondo Bellorio, è stato costruito da Alessandro Marella, il figlio di Maria Teresa Crivellari che è stato arrestato lunedì mattina. Il giovane, infatti, sapeva realizzare piccoli lavori in muratura. E proprio per Alessandro l’uomo ha le parole più dure: «Non mi aspettavo che fosse coinvolto anche lui. Quel ragazzo mi è proprio caduto sotto i piedi come persona». Eppure, proprio a detta di Bellorio era stato proprio lui a tenerlo alla larga dal sepolcro: «Per un sacco di tempo – precisa – non mi avevano fatto entrare nel giardino. Una volta avevo trovato delle lamiere, mentre una seconda volta, nel mese di marzo, era già stato realizzato. Ero controllato a vista, specialmente se mi avvicinavo a quel posto. Una volta ero anche andato con una mazza per distruggere il cemento, ma mi avevano convinto a non farlo. Ed è stato un bene, perché credo che altrimenti avrebbero scavato una seconda buca per il sottoscritto». Intanto Bellorio si chiama fuori dalle indagini. «Io non c’entro – sostiene – e ho nominato un avvocato, Roberto Capra, solo per tutelare me e i miei figli come parti offese. Le accuse di quella donna non mi sorprendono. Dice che sapevo? Certo che sapevo: ero sicuro che fosse stata lei».