Inter, Moratti «Tranquilli, nulla è ancora deciso»

«Siamo ridotti all’osso. Dobbiamo giocare con dei ragazzi che sono anche bravini, ma non possiamo pretendere che i titolari nell’Inter siano Coutinho, Biabiany e Obi. Quando saremo al completo magari si può sperare qualcosa in più, comunque dopo un’annata come la scorsa e tanti anni di successi è normale un po’ di calo». Lui, Mario Corso, è uno di quelli che lo può ben dire.Per i successi nazionali, e soprattutto internazionali, della sua grande Inter: quella di metà anni ’60. Quella diMoratti senior, il padre di Massimo. Che dopo l’ennesimo stop sul campo, stavolta col Brescia, e in campo per Samuel e Maicon, si esprime così: «Stiamo facendo un campionato più che dignitoso, la situazione è difficile, l’importante è tornare a giocare con tutti i nostri calciatori in modo da tornare ai livelli degli anni passati». D’ec ce lle nz a. Assoluta. Quella che manca adesso all’Inter, in buona parte a causa dei tanti e gravissimi infortuni. «Ma di che colpe si vuole parlare? –sbotta Moratti -. È statistico che quando c’è un cambio di allenatore e di metodo gli infortuni capitano. Il metodo non è cambiato moltissimo, perché anche quest ’anno si usa tanto il pallone e si fa meno parte atletica. Però è così». E in tal senso, di conseguenza, bisogna muoversi.T enendo in mente, come fa lo stesso presidente nerazzurro, che «di decisivo nella prima parte del campionato non c’è mai niente». C’è però certamente il fatto, prosegue Moratti, di dover «rimanere tra le prime per poter dare il colpo di reni alla fine del campionato e di essere ad un livello tale da poterlo fare». Per questo, a cominciare dalla sfida col Lecce, l’Inter di Benitez non può più fallire. E soprattutto in ottica derby, col Milan. Uno dei momenti chiave della stagione, che negli ultimi anni ha regalato gioie, morale e tanti punti ai nerazzurri, e che invece quest ’anno li vedrà in gravi difficoltà di formazione, per via degli infortunati: tanti, e di lusso. E con le due grandi defezioni del mercato estivo, Balotelli e Mourinho, che pesano come mai. Il primo perché, ricorda benissimo Moratti, “ha qualità”. Il secondo perché “sta facendo la sua storia a Madrid come l’ha fatta qui”. Adesso “qui” ci devono pensare altri. E al momento, causa infortuni, si chiamano ancora Coutinho, Biabiany e Obi. Anche se a qualcuno può non stare bene, magari ricordando quanto accaduto lo scorso anno, o ancor di più un’Inter di cinquant’anni fa, di grande talento e vincente, in Europa e nel mondo, non per uno ma per due anni di fila.