La caduta di Pompei trascina il ministero

Il ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi riferirà domani in Parlamento sul crollo avvenuto agli scavi di Pompei. «Sulla base della richiesta del Pd di riferire al Parlamento, mercoledì – dice in una nota – mi presenterò alla Camera per spiegare ciò che è accaduto e quello che è necessario fare nel futuro, con serietà e senza scaricare la responsabilità su nessuno». Tuttavia la tempesta di polemiche scatenata dal cedimento della Schola Armaturarum non si placa. E mentre la notizia continua ad avere risalto e a generare indignazione anche sui media del resto del mondo, l’opposizione alza la posta e chiede la testa di assieme a tutto il governo». Per Alessandro Pignatiello, coordinatore del PdCI il crollo di Pompei «rappresenta l’impietosa fotografia dell’abbandono della cultura italiana. Bondi non può chiamarsi fuori, vada via, ha fallito, come tutto il governo». Un’accusa che arriva anche dai finiani: «Confermo la richiesta di immediate dimissioni del ministro Bondi. Dopo aver sentito le sue parole e le sue giustificazioni, dopo anni di commissariamento di Pompei, si è rafforzata negli italiani l’idea di una sua totale inadeguatezza» ha detto Fabio Granata di Fli. Intanto anche ieri gli esperti dell’Istituto superiore per la conservazione e il restauro hanno lavorato agli scavi, esaminando i frammenti della Schola Armaturarum. E da due giorni la Procura di Torre Annunziata ha aperto un’inchiesta per chiarire le cause del crollo, coordinata dal procuratore Diego Marmo: «Dopo una tale circostanza è doveroso aprire un fascicolo e cercare di capire cosa sia successo – spiega Marmo – E questa sarà la terza indagine che riguarda gli Scavi». Le indagini sono svolte dai carabinieri di Pompei, della compagnia di Torre Annunziata e del Nucleo tutela patrimonio culturale.