Aiuti alle famiglie tradizionali

La famiglia in primo piano. Ma solo quella dell’articolo 29 della Costituzione – che nasce dal matrimonio ed è finalizzata alla procreazione – è la destinataria delle misure di sostegno, come il "quoziente familiare", che il governo sta mettendo in cantiere (ma non ha ancora attuato). La direzione delle politiche familiari è stata esplicitamente tracciata alla prima delle tre giornate della Conferenza nazionale della famiglia, che si è aperta ieri a Milano, e la cui vigilia era già stata segnata dalle polemiche sorte sulla discussa presenza del premier Silvio Berlusconi, che infine ha deciso di non essere presente. Sulla famiglia, anche un monito dal Capo dello stato Giorgio Napolitano per il quale occorre «affrontare con determinazione e lungimiranza» i nodi che la ostacolano, tra cui «la precarietà e instabilità dell’occupazione, la difficoltà di accesso ai servizi». Per Napolitano, la famiglia è una «straordinaria risorsa per la società» che va salvaguardata, in quanto «doverosa attuazione» della Costituzione. Da parte della politica però – ha osservato nel suo intervento l’arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi – «non basta la semplice proclamazione di valori, impegni e mete, ma serve il lavoro quotidiano sulle condizioni reali perché i valori che tutti proclamano siano resi concreti». Cosa intende fare il governo per la famiglia – soprattutto nuove misure fiscali e sulla conciliazione dei tempi di vita – e a quale tipo di famiglia si pensa l’hanno detto il ministro del welfare Maurizio Sacconi e il sottosegretario Carlo Giovanardi, che ha la delega alle politiche familiari. «Senza nulla togliere al rispetto che meritano tutte le relazioni affettive, che però riguardano una dimensione privatistica – ha affermato Sacconi – le politiche pubbliche che si realizzano con benefici fiscali sono tarate sulla famiglia naturale fondata sul matrimonio e orientata alla procreazione».