Rabbia e fango, Veneto in ginocchio

Il livello dei fiumi si abbassa, ma il Veneto non può sorridere. Otto giorni dopo l’alluvione resta l’acqua a invadere case e imprese, famiglie e stalle. Resta il fango, resta la paura delle migliaia di famiglie sfollate, con un occhio al cielo, alla pioggia che anche stamattina cadrà, ma che poi dovrebbe concedere una tregua. Resta la rabbia, per tutto quel che si sarebbe potuto fare e nessuno invece ha fatto. Per mancanza di fondi o, peggio, di minima competenza. Otto giorni dopo, la tragedia del Veneto comincia a varcare i confini regionali. Giovedì il presidente della Repubblica Napolitano approfitterà della visita già programmata a Padova per incontrare i sindaci dei Comuni colpiti dall’alluvione. Copertura dei danni e interventi per rinforzare gli argini. Per entrambi servono soldi, tanti soldi (c’è chi parla di un miliardo di euro). Il governatore del Veneto, il leghista Zaia, nominato commissario per la quantificazione dei danni, ieri ha rilanciato la proposta di trattenere una percentuale sulle tasse dovute allo Stato per coprire i danni del maltempo. Un anticipo di federalismo fiscale. «Facciamo in modo – ha detto Zaia – che i veneti versino direttamente alle casse del Commissario una percentuale delle tasse». Tanto che oggi Berlusconi e Bossi saranno in Veneto, per una serie di sopralluoghi nelle zone più colpite. Una «moratoria fiscale» è stata chiesta anche dal presidente di Confindustria Padova, Francesco Peghin. Fin qui la politica. Nei paesi colpiti invece si combatte con l’acqua, col fango. Solo nel Padovano sono circa duecento le piccole e medie imprese in ginocchio. Tra Monteforte d’Alpone e Soave, nel Veronese, le famiglie sfollate sono 2200. In provincia di Vicenza sarebbero circa 150 gli artigiani sul lastrico. Per non parlare dei danni subiti dagli allevatori.