«Avanti con questo governo»

ROMA – due alleati di ferro, Lega e Pdl, fanno fronte comune dopo lo strappo di Fini e rilanciano l’azione di governo. Ma che l’ultimatum del leader di Fli abbia aggravato una crisi della maggioranza già da tempo avviata è certo. A ricordarlo ci pensa Bocchino: «La crisi c’è. Se Berlusconi resta asserragliato a Palazzo Chigi noi avremo le mani libere. Fini? Si candida a essere il leader del nuovo centrodestra». E anche se dal Pdl le parole sono univoche – Berlusconi non si dimette e gli esponenti futuristi che lasciano il governo verranno rimpiazzati – la preoccupazione è evidente. Lo dimostrano i tanti vertici locali. In Lombardia, nel Lazio, in Sicilia. Il Pdl valuta strategie e torna a contare i parlamentari. Perché è di ieri l’annuncio del senatore Massidda, vicino a Pisanu, di voler passare a Fli. Se Fini avrà le mani libere, lo scenario che si apre è di assoluta incertezza. Ogni provvedimento in Parlamento potrebbe essere occasione per far andare sotto il governo. Lo sa il presidente Napolitano, che ha lanciato un avvertimento preciso: «L’approvazione della Finanziaria è inderogabile». Le opposizioni ringhiano. Bersani annuncia «una serie di iniziative per risolvere la situazione, perché la crisi c’è e non si può più traccheggiare». Il Pd, che si dice pronto a votare la sfiducia al ministro Bondi per i crolli di Pompei, valuta la possibilità di presentare una mozione contro Berlusconi come gli chiede Di Pietro: «Staniamo Fini». Anche Casini chiude ad un ingresso Udc nell’esecutivo: «Prima le dimissioni di Berlusconi. Serve una fase nuova». Rimane poi l’incognita Lega. Il freddo comunicato di ieri ha giurato appoggio al governo. Ma lascia perplessi il silenzio di Bossi e il malcontento fra i militanti, cui il Senatur è sempre stato sensibile. Per questo Berlusconi avrebbe assicurato: «Il federalismo sarà approvato prima di Natale».