Immigrati sulla gru, appello a Napolitano

I sei immigrati arroccati a 35 metri di altezza hanno affidato una richiesta al giornalista di Rai Educational Emilio Casalini, salito sulla gru Gli immigrati ora si rivolgono a Giorgio Napolitano, come presidente della Repubblica («Il nostro presidente», hanno sottolineato) ma anche nella veste di capo del Csm, quindi più alto rappresentante della magistratura, affinché faccia approfondite verifiche giuridiche sulla sanatoria per colf e badanti del 2009: l’appello è stato lanciato ieri dai sei migranti arroccati dal 30 ottobre sulla gru del cantiere del Metrobus di piazzale Cesare Battisti, attraverso un videomessaggio raccolto da Emilio Casalini, giornalista di Rai Educational che nella notte tra sabato e domenica è salito sulla gru per scendere solo alle 13 di ieri. «Napolitano sei la nostra speranza, perché sei l’unico che tutti ascoltano e rispettano. Ci hanno ingannato e non è giusto: tu sei una persona giusta, ascoltaci»; l’appello riferito da Casalini. Delusi dalle istituzioni locali e dal silenzio del ministero degli Interni, dunque, i sei clandestini si rivolgono alla massima autorità dello Stato, Del resto, un cartello appeso ai cancelli del cantiere era esplicito: «Basta parlare coi consoli. Parlate con noi». I migranti si riferiscono alle polemiche degli ultimi giorni relative alle strumentalizzazioni politiche della lotta, che tuttavia si sono un po’ sgonfiate con il corteo di sabato, gestito interamente dalle comunità che stanno sostenendo la protesta La manifestazione è stata accolta con grande entusiasmo dai sei occupanti della gru, che hanno sentito la solidarietà di tante persone, arrivate a Brescia anche da altre città «a dire di non scendere e nella speranza che inizi una protesta così anche altrove – ha dichiarato per esempio Toufik, marocchino di origine ma mantovano di adozione -: spero che lassù resistano finché non otterranno il permesso». Proprio sulle capacità di resistenza Casalini ha riportato le parole degli immigrati: «Sono disposti a restare sulla gru tutto il tempo che ci vorrà finché non verranno accolte le loro richieste». Secondo il giornalista i sei stanno bene, sono «fisicamente stanchi perché a quell’altezza di notte si patiscono molto il freddo e l’umidità», ma moralmente sono rafforzati dalla solidarietà concreta di chi manda viveri e messaggi di incoraggiamento, come accade dal primo giorno e come si è ripetuto anche ieri: oltre ai soliti invii di vari generi alimentari. si sono aggiunti i pasti portati da un cittadino pachistano, che ha cucinato un piatto tipico a base di riso anche per i presidianti sotto la gru, e la minestra calda preparata da Beatriz, uruguayana che lavora per l’università di Brescia. Beatriz ha voluto anche lanciare un appello «alle donne pacifiste e a tutte le persone che hanno a cuore la vita e la dignità dei sei sulla gru: siate presenti al presidio, a tutela e garanzia della loro incolumità; portate anche cibo e coperte, fate sentire concretamente che non sono soli. Quanto alle istituzioni, diano una risposta politica tempestiva a un problema che va affrontato realisticamente». bresciaoggi.it-