Caso Sarah, una cinta bianca per incastrare il killer

Una cintura di cuoio bianca, lunga 115centimetri e larga 3,3 attorno a cui ruota l’ultima ricostruzione del giallo di Sarah Scazzi, che ha portato in carcere metà della famiglia Misseri. Il medico legale Luigi Strada, che ha eseguito l’autopsia sul corpo della 15enne scomparsa il 26 agosto e ritrovata morta il 6 ottobre, ieri ha preso parte ad un verticeal Comandoprovinciale dei carabinieri di Taranto dove ha incontrato i comandanti Giovanni Di Blasio e Antonio Russo per visionare le49 cinture sequestrate sabato nelle villetta dei Misseri. Una di queste, ritrovata nell’auto di zio Michele su sua stessa indicazione, potrebbe essere stata usata per strangolare Sarah, secondo l’ultima versione fornita dal reo confesso. «È compatibile con i segni trovati sul collo della vittima» ha detto Strada. Ora tutto verrà spedito ai Ris. Si cercano tracce organiche e impronte, in particolare quelle di Sabrina che il padre, nella sua ultima versione, ha accusato di avere ucciso la cuginetta quel pomeriggio del 26 agosto, mentre lui dormiva. «Il quadro è completo», dicono gli investigatori, pronti a presentarlo martedì al tribunale del Riesame che dovrà decidere sulla scarcerazione diSabrina che continua a professarsi innocente e a dare del pazzo al padre. Anche ieri i carabinieri sono tornati in casa Misseri e hanno consegnato a Cosima Serrano, moglie di Michele, una busta che contiene un decreto di sequestro delle cinture. È arrivata, intanto, la conferma che nell’interrogatorio di venerdì Misseri ha ribadito di aver abusato del cadavere della nipote prima di nascondere il corpo. Ad averla strangolata con una cinta trovata in garage, sarebbe stata sua figlia: «Quando è successo – ha raccontato l’uomo, durante una ricostruzione cronometrata – io stavo dormendo in casa». La figlia sarebbe corsa a svegliarlo per mostrargli ciò che aveva fatto. Lui, dopo averle promesso che si sarebbe addossato ogni colpa, ha provveduto a nascondere il cadavere. dnews-