Vola l’utile di Telecom

Telecom Italia ha chiuso i primi nove mesi del 2010 con un tonfo a Piazza Affari: peggior titolo di giornata con un ribasso del 3,99 per cento. A dispetto di un risultato netto finale volato del 57,2% a 1,8 miliardi, la presentazione dei conti del gruppo presieduto da Gabriele Galatieri di Genola ha deluso gli investitori. I ricavi sono rimasti fermi (su base annua calano dello 0,5% a 19,8 miliardi, mentre in termini organici la flessione è del 4,9%) e il margine operativo lordo, al netto di 240 milioni accantonati per interventi sul personale, si attesta a 8,4 miliardi, in discesa dello 0,6 per cento. Pesa in particolare l’andamento del settore mobile in Italia, che dopo lo storico sorpasso di Vodafone avvenuto lo scorso maggio, registra una contrazione dei ricavi di oltre il 10% a 15 miliardi, mentre cresce il giro d’affari in Brasile, passato a 4,49 miliardi rispetto ai precedenti 3,42. L’ad di Telecom, Franco Bernabè, punta i fari sul «percorso di trasformazione del business» che «ha permesso di migliorare il trend di fatturato, soprattutto grazie al mercato carioca». Gli ultimi mesi, dopo un contenzioso che si trascinava da più di due anni, hanno portato al gruppo la vittoria nella partita per il controllo di Telecom Argentina (che nel terzo trimestre ha messo a segno un utile di 80 milioni di euro): una base per rafforzare la presenza in Sud America. «L’operazione», insiste Bernabè, «conferma l’importanza dell’America Latina». Su Telecom continua però a gravare un debito stratosferico, che nonostante la progressiva erosione – è stato ridotto di 2,1 miliardi rispetto al 30 settembre 2009 – sfiora i 33 miliardi. Obbligato il richiamo di Bernabè all’«impegno nel ridurre i costi». Confermati i target per l’esercizio in corso, con il margine operativo lordo stabile e gli investimenti industriali pari a 4,3 miliardi (a oggi ammontano a 2,9 miliardi, in discesa di 60 milioni di euro rispetto al parziale 2009). Interpellato sul dividendo, l’ad ha conclusodi voler «mantenere, se possibile, una politica di cauto aumento».